Dopo quattro mesi segnati da trattative complesse, clausole contestate e l’assenza ai primi allenamenti del training camp, Jalen Duren e i Detroit Pistons hanno trovato l’accordo definitivo per il rinnovo. Il centro ventiduenne ha siglato un’estensione contrattuale da 200 milioni di dollari complessivi in cinque anni, evitando di presentarsi al via della stagione con la qualifying offer da 9,6 milioni che lo avrebbe portato alla unrestricted free agency nel 2027. La franchigia del Michigan ha così ritoccato al rialzo la prima proposta da 170-190 milioni emersa nelle scorse settimane, mettendo la parola fine a uno dei casi più spinosi dell’estate d’oltreoceano.
Il matrimonio prosegue dunque sulla scorta di una regular season da assoluto protagonista chiusa da Duren a 19.5 punti e 10.5 rimbalzi di media, condita dalla chiamata all’All-Star Game e dall’inserimento nel terzo quintetto All-NBA.
I nodi della trattativa: il rendimento di Duren nei playoff e la clausola sul peso
A rallentare il buon esito dell’intesa per diversi mesi non sono state soltanto le divergenze sulle cifre economiche, con Duren che spingeva per avvicinarsi al massimo salariale teorico da 287 milioni. A pesare sulle valutazioni della dirigenza di Detroit è stata anche la flessione registrata dal lungo nei playoff, conclusi con 10.2 punti e 8.5 rimbalzi in 14 apparizioni, oltre ad alcuni motivi di attrito interni. Tra questi, le proteste dell’entourage dell’atleta per l’inserimento di una clausola legata al controllo periodico del peso corporeo — poi definitivamente stralciata — e il malumore per il tempestivo rinnovo da 155 milioni in cinque anni accordato ad Ausar Thompson.
Sullo sfondo si era registrato anche l’interesse dei Sacramento Kings, pronti a inserirsi a zero nella prossima sessione di mercato. Con il rientro di Duren al fianco di Cade Cunningham, i Pistons ritrovano la loro colonna vertebrale sotto le plance con l’obiettivo di confermare e migliorare le 60 vittorie ottenute in regular season.





