Diego Garavaglia si prepara a varcare l’oceano. Il giovane milanese, classe 2007 e cresciuto nel prestigioso settore giovanile dell’Olimpia Milano, ha scelto la Rutgers University come prossima tappa della sua carriera, abbracciando l’affascinante mondo del college basket americano dopo una stagione trascorsa in Germania, all’Ulm.
L’esperienza tedesca ha lasciato un segno profondo. Garavaglia la descrive come un anno di crescita reale, soprattutto sotto il profilo fisico, come ha dichiarato nel corso di una lunga intervista a Quotidiano Sportivo:
«Penso di essere cresciuto in diversi aspetti del mio gioco, ma se devo sceglierne uno probabilmente direi la capacità di aumentare il livello di fisicità all’interno delle partite. A livello di EuroCup è fondamentale.»
Non solo basket, però. Il giovane prospetto sottolinea quanto quella stagione lo abbia formato anche fuori dal campo, sul piano dell’autonomia personale e della gestione quotidiana:
«Umanamente questa esperienza mi ha fatto crescere tantissimo, soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione e delle responsabilità che pian piano ho avuto nel corso dell’anno. La capacità di sapermi organizzare in maniera efficiente durante tutte le partite e trasferte è stata fondamentale per un rendimento migliore.»
Garavaglia: la scelta della NCAA e il confronto con i coetanei
Prima di prendere la sua decisione, Garavaglia non si è mosso da solo. Si è infatti confrontato con alcuni ex compagni di squadra dell’Olimpia, coetanei delle annate 2006-2007, che avevano già vissuto l’avventura oltreoceano. In particolare ha parlato con Achille Lonati, Junior Van Elswyk e Denis Badalau, i quali gli hanno confermato sia l’altissimo livello cestistico della NCAA sia l’inestimabile valore dell’esperienza in termini di maturazione personale. Al rientro in Italia, Garavaglia è anche tornato in palestra ad allenarsi individualmente con i coach biancorossi.
La scelta del college risponde anche a una logica tecnica ben precisa. La stagione agonistica americana si concentra infatti in pochi mesi, lasciando molto spazio per lavorare sui dettagli individuali del gioco:
«Col fatto che la stagione agonistica americana dura pochi mesi ho maggior tempo per poter affinare alcuni aspetti del mio gioco, come ad esempio il tiro e il palleggio, che sono stati fin da sempre i miei main topic. Poi ovviamente tutto il resto, visto che c’è ancora tanto da lavorare per diventare un giocatore forte.»
L’eredità e i valori dell’Olimpia Milano
Su cosa significhi portare il marchio Olimpia con sé negli Stati Uniti, Garavaglia si dimostra molto maturo e diretto:
«Penso che oltre ad essere uno dei club più prestigiosi è anche un luogo che ti permette di crescere moltissimo come persona, lasciandoti dei valori che ti porti dietro per tutta la vita, come ad esempio la voglia di vincere, rimanendo sempre un giocatore e una persona umile e corretta. Questo forse è il più grande insegnamento che l’Olimpia mi ha dato.»
Diego Garavaglia parte per gli Stati Uniti con le idee chiarissime e un percorso di crescita già costruito con estrema cura. L’America cestistica lo aspetta.
