Perdere la Serie A non è solo un dramma sportivo per la Sardegna ma uno scacco per il basket italiano: la Dinamo Sassari è rimasta l’ultima piazza con scudetto non proveniente dal Nord Italia. Di più. La massima serie della pallacanestro italiana ha perso quasi tutte le rappresentanti del Centro-Sud-Isole. È rimasta solo Napoli.
Quando è arrivata la Dinamo Sassari il campionato aveva ben otto formazioni dalla Toscana in giù: Siena, Avellino, Roma, Pesaro, Caserta, Montegranaro, Teramo e Brindisi. Negli anni sono retrocesse anche Scafati e Pistoia (2025) e Capo d’Orlando (2018). Insomma è un basket nordista e questo, al di là della eventuale promozione di Scafati e dell’eventuale rientro di Roma tramite l’acquisto del titolo (Trieste o Cremona), non è certo positivo per la diffusione di uno sport che fatica a guadagnare visibilità.
L’eredità di Sardara e lo smarrimento attuale
Va pure ricordato come l’avvento di Sardara abbia portato al di là dei titoli una ventata di freschezza nel basket italiano, sia come intuizioni organizzative e promozionali sia dal punto di vista tecnico grazie alla guida prima di Meo Sacchetti (“ereditato” dalla famiglia Mele) e poi di Gianmarco Pozzecco, con squadre capaci di praticare un gioco divertente.
A dire il vero due estati fa la società sassarese ha provato a ricostruire un nucleo italiano, ma le partenze non preventivate di Cappelletti e Veronesi hanno fatto saltare tutto. Mancano poi quei due-tre giocatori di riferimento e con personalità che sono sempre serviti a dare non solo l’esempio di attaccamento alla maglia ma anche a far comprendere agli stranieri la filosofia della Dinamo.
Dinamo Sassari, prospettive future: il sogno Spissu e Polonara
Come riporta l’Unione Sarda, che sia Serie A o Serie A2 occorre proprio ridare alla Dinamo Sassari una fisionomia ben precisa, con giocatori idonei allo spirito Dinamo come Marco Spissu e magari Achille Polonara appena otterrà l’idoneità sportiva. Marco Ceron merita la conferma per le doti morali dimostrate, per niente influenzate da un utilizzo a volte un po’ schizofrenico.
Certo, in A è più semplice convincere italiani e giocatori europei di qualità; d’altro canto in A2 si possono anche innestare quei due-tre giocatori sardi che aumentino l’empatia tra squadra e ambiente. Ripartire con i giocatori adatti deve essere l’obiettivo principale. A prescindere dal campionato.
