I Houston Rockets e Kevin Durant hanno raggiunto un accordo per un prolungamento biennale da 90 milioni di dollari, con una player option per la stagione 2027-28.
Una scelta in controtendenza rispetto alla politica di molte franchigie NBA, che in casi simili avrebbero offerto al veterano il massimo salariale disponibile, stimato in oltre 120 milioni.
Una strategia diversa dal solito
Houston ha deciso di negoziare attivamente, replicando la stessa filosofia adottata un anno fa con il rinnovo di Alperen Sengun, anche lui sotto il massimo salariale.
Durant ha accettato un contratto inferiore di circa 15 milioni a stagione rispetto al massimo teorico, una differenza significativa in un’epoca in cui i vincoli dell’apron (le nuove soglie di lusso) condizionano pesantemente la costruzione dei roster.
Un approccio che garantisce flessibilità salariale ai Rockets, evitando di ritrovarsi appesantiti da un contratto troppo oneroso per un giocatore che, a fine accordo, avrà quasi 39 anni.
Durant non più “da max”?
Pur restando uno dei migliori realizzatori della lega, l’efficienza di Durant ha iniziato a mostrare un leggero calo rispetto ai picchi della sua carriera.
Nel 2024-25 ha chiuso con 26,6 punti di media tirando con il 53% dal campo e il 43% da tre, ma in un contesto in cui le medie offensive della lega sono cresciute notevolmente, il suo vantaggio statistico rispetto alla media NBA si è ridotto.
True Shooting %: 64,2% (solo +11% sopra la media NBA, contro il +21% di dieci anni fa)
Assist ogni 100 possessi: 5.7, il minimo dal 2011-12
Partite saltate: 18, la prima stagione “quasi completa” dal grave infortunio al tendine d’Achille
Durant rimane comunque un tiratore d’élite e un’arma offensiva micidiale, ma Houston ha preferito valutare l’investimento con pragmatismo, evitando un contratto massimo potenzialmente rischioso.
L’impatto economico e tecnico
Con il rinnovo di Durant, Houston blinda il proprio progetto a lungo termine.
Se il fuoriclasse guadagnerà 45 milioni annui e Fred VanVleet eserciterà la sua player option da 25 milioni nel 2026-27, i Rockets avranno circa 186 milioni già impegnati su nove giocatori.
Ciò lascerà 24 milioni di margine sotto la seconda soglia di lusso, spazio sufficiente per rinnovare Tari Eason o rinforzare ulteriormente la panchina.
Durant, ancora decisivo
Nonostante l’età, i numeri parlano chiaro: nelle ultime quattro stagioni, nessun giocatore con almeno 25 partite decise da 5 punti o meno ha una miglior percentuale di vittorie (40-22, 64,5%).
Lo scorso anno i Suns hanno chiuso 10-6 nei finali punto a punto con Durant in campo, 0-3 senza di lui.
Un dato che conferma la sua capacità di spostare gli equilibri nei momenti chiave.
Con l’estensione ufficiale, i Rockets hanno completato l’ultimo tassello di un’estate cruciale per la loro crescita.
Tra rinnovamenti, aggiustamenti contrattuali e una gestione oculata del cap, Houston prova a costruire una contender duratura, con Kevin Durant ancora come punto di riferimento tecnico e simbolico.
VOTO: B+





