La 2023/2024 sarà la sua prima stagione come capo allenatore in EuroLeague, la prima con questa responsabilità unita a un calendario fittissimo. Ha già alle spalle una stagione di 82 partite a Utah, ma vissuta con meno pressioni: in Europa e come capo allenatore, come pensa di gestire partite e allenamenti?
Prima di Utah ho vissuto 10 anni al Fener come assistente, ho vissuto un sacco di esperienze e ho lavorato al fianco della miglior mente cestistica per distacco del mondo, Zeljko Obradovic: ho avuto la possibilità di osservare lui e la schedule NBA per arrivare a creare la mia personale routine di preparazione. La prima stagione non sarà semplice, non lo è mai: in un contesto diverso come EuroCup, nemmeno la passata è stata banale… Ora però ho a disposizione giocatori davvero talentuosi. Hanno grandi caratteri e personalità, li ho già incontrati tutti uno ad uno in queste settimane. Grande chimica, grandi giocatori, grande storia del club: ci sono talmente tanti stimoli per iniziare a lavorare!
Coach Can sarà l’erede di Ataman sulla panchina dell’Efes, il tutto dopo aver passato un decennio fianco a fianco con Zeljko al Fenerbahce. Quali insegnamenti può trarre un assistente e futuro capo allenatore da grandi personaggi come questi? Non solo dentro al campo, ma anche grazie alle relazione che hanno saputo intessere coi diversi gruppi?
Hai centrato il punto: mi è già capitato di ripetere che Zeljko Obradovic è, prima che un incredibile maestro di pallacanestro, una persona unica e speciale. Personalità, leadership, carisma… tutto! Grazie a una grandissima empatia è in grado di vestire i panni dei giocatori: gli atleti sono atleti ma i coach devono comprendere che sono prima di tutto esseri umani! Hanno le loro vite, esercitano una professione che influenza enormemente la maggior parte di loro. Se non ti immedesimi non puoi comprendere cosa vivono e come vivono, non riesci a creare la formula giusta per fare gruppo. La chimica inizia con la volontà del capo allenatore: non sempre il leader è colui che si vede davanti a tutti, qualche volta capita che stia in fondo a prendere in spalla chi cade. È facile farsi vedere, prendersi le luci della ribalta, ma se lo fai non sei in grado di riconoscere se qualcuno in fondo ha bisogno di te. Se si è leader si sta dietro nel momento giusto e davanti nel momento giusto. Per tenere unito il mio gruppo, è mio compito farmi trovare in entrambi i punti.
Media e giornalisti raccontano la pallacanestro con occhio esterno, mentre allenatori e giocatori la pallacanestro la fanno. Lo stesso oggetto, ma visto da due punti di vista differenti. Come può migliorare il nostro rapporto per creare un prodotto migliore? Come possiamo aiutarci a vicenda? Per diversi anni lei è stato sfortunatamente e colpevolmente trasformato in una sorta di “meme”, con quei baffi così vistosi e sempre al fianco di Zeljko: nessuno si è interessato a conoscere la vera personalità di Erdem Can. Ora, in quanto head coach, ha l’occasione di essere un gran comunicatore e collante tra tifosi e media. Come possiamo approcciare meglio la vostra figura?
Sono disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per discutere di pallacanestro e rispondere alle domande. Non posso fare di più perché il mio lavoro è allenare una squadra di basket, non diventare una popstar o cercare di far felici tutti con la mia faccia. Come lavoro, come vivo… io sono quel che sono! Come mi godo la vita e come la voglio continuare a scoprirne sempre più aspetti? Siete miei ospiti, risponderò alle vostre domande. Non posso essere un personaggio che si estrania da se stesso per farsi piacere dalle persone perché ho già buonissimi amici, ci sono diverse persone che amo, ho posti che adoro vivere con quelle stesse persone. So cosa pensano di me le persone che mi conoscono ma non è mia intenzione spendere energie per farmi apprezzare o anche solo conoscere da tutti: non ce n’è bisogno.





