Ettore Messina ha rilasciato una lunga intervista a EBAG, tornando a riflettere sulla sua esperienza alla guida dell’Olimpia Milano e su alcune delle scelte più discusse del suo mandato.
Il primo tema affrontato è stato quello del doppio incarico, ricoperto sia come allenatore che come presidente. Messina ha voluto fare chiarezza sulle ragioni di quella scelta:
“Prima di tutto voglio chiarire che ho ricoperto contemporaneamente i ruoli di presidente e allenatore a Milano perché, quando sono arrivato, il club si trovava in una situazione difficile e concordammo che fosse importante avere una persona con responsabilità più ampie. Penso che abbiamo fatto un buon lavoro nel riorganizzare il club, attirare giocatori di alto livello e riportare la squadra sulla strada giusta.”
Quella “situazione difficile” aveva un nome preciso: l’uscita di Livio Proli dal Gruppo Armani aveva lasciato un vuoto nella struttura dirigenziale del club, che Messina si trovò a colmare assumendo un ruolo ibrido.
Il retroscena di Messina: «Meglio lasciare la carica dirigenziale dopo tre anni»
Mentre una parte dell’opinione pubblica si aspettava che Messina lasciasse la panchina per concentrarsi sulla direzione sportiva, il tecnico ragiona in senso opposto. Con il senno di poi, avrebbe preferito fare il percorso inverso: abbandonare prima la carica dirigenziale per dedicarsi esclusivamente al lavoro tecnico:
“Guardando indietro, dopo i primi tre anni probabilmente sarebbe stato meglio per me lasciare l’incarico dirigenziale e continuare soltanto come allenatore. In Europa non penso che combinare entrambi i ruoli per un lungo periodo sia l’ideale. Abbiamo affrontato una situazione particolare e credo che l’abbiamo gestita con successo.”
Una riflessione lucida, che suona come una valutazione onesta di un modello organizzativo che, per quanto funzionale nell’emergenza, non è pensato per durare nel tempo.
L’eredità e il futuro della famiglia Armani
Messina si è soffermato anche sul rapporto con Giorgio Armani, descrivendo un proprietario capace di intervenire con risorse aggiuntive quando la squadra ne aveva bisogno, ma sempre mosso da un coinvolgimento genuino e non da logiche puramente economiche;
“Credo che questa eredità resterà. Penso che il signor Dell’Orco e la famiglia la porteranno avanti. A questo punto è molto difficile immaginare l’Olimpia Milano senza la famiglia Armani, per l’eredità lasciata dal signor Armani, non soltanto attraverso i suoi investimenti ma attraverso la cura e la passione per il club.”
Un passaggio di testimone che, nelle parole del tecnico, non riguarda solo la proprietà ma qualcosa di più difficile da trasmettere: l’attaccamento autentico a una squadra e a una città.







