Partizan Belgrado
La squadra che tutti temono dal primo giorno. Qualità, tradizione, esperienza, un grande allenatore, un fattore campo come pochi altri in Europa. Il Partizan deve guardarsi dal talento di Virtus e Valencia, ma inizia i playoff sapendo che chiunque vorrà arrivare in fondo a questa competizione dovrà, quasi certamente, fare i conti con lei. I serbi, per assurdo, hanno anche fatto qualcosa in meno delle aspettative in regular season. Perdendo cinque partite e agguantando un secondo posto agevolato anche dall’esclusione del Lokomotiv Kuban.

Ma in mezzo hanno confermato di essere una squadra con cui è veramente difficile negoziare. D’altronde non metti dentro, tra gli altri, due pezzi da novanta, reduci da una Final Four di Eurolega giocata da protagonisti, come Kevin Punter e Zach LeDay per caso. Punter, in particolare, ha giocato una stagione dove è stato spesso giocatore completamente immarcabile per il livello. E’, senza mezzi termini, la prima opzione offensiva della squadra, ha viaggiato a oltre sedici punti di media con poco meno del 50% dal campo. Ma, soprattutto, è stato devastante palla in mano: sta producendo l’incredibile cifra di 1.25 punti per possesso quando va al tiro da situazione di palleggiatore sul pick&roll.
LeDay, invece, ha imposto la sua poliedricità sul parquet. Soprattutto la capacità di allargare il campo non solo per tirare sugli scarichi, ma anche per attaccare dal palleggio i recuperi della difesa. Una caratteristica chiave per l’attacco serbo, che in termini di punti per cento possessi è stato il terzo della competizione (116.8 quando il valore medio si è attestato sui 110.5).
Un’altra chiave della stagione dei Grobari è stata l’innesto di Mathias Lessort, arrivato a inizio gennaio per aiutare un reparto lunghi che si era ritrovato carente in quanto a presenze ingombranti all’interno del pitturato. Alen Smailagic, infatti, si è rivelato un ottimo giocatore, ma con tendenze molto più perimetrali che interne. Con la conseguenza per cui la squadra è finita troppo spesso a dover far conto sulle prestazioni del classe 2000 Balsa Koprivica. Giocatore interessantissimo, eccellente rimbalzista offensivo, ma naturalmente ancora acerbo per pensare di farne il perno di una squadra con tali ambizioni.
La firma dell’ex Maccabi ha sistemato questo problema: dal suo arrivo il Partizan è la squadra migliore a rimbalzo (56% dei rimbalzi totali disponibili catturati). In attacco Lessort è stato affidabile (12 punti di media col 61% dal campo), dando un’opzione credibile in post basso, come rollante sui pick&roll e nel trovare punti dalla spazzatura a rimbalzo offensivo. In difesa porta in dote comunque stazza e atletismo per garantire un’ancora di sicurezza alla squadra sotto il ferro.
Tra gli altri giocatori da tenere d’occhio, sicuramente l’ex Varese Aleksa Avramovic, titolare nel back court assieme a Punter e principale trattatore del pallone. Attaccante di striscia, se prende ritmo può spaccare in due una partita. Dalla panchina arrivano Dallas Moore, deputato soprattutto a tenere alta la produzione offensiva, e l’israeliano Yam Madar, con gli occhi della NBA addosso, che in difesa può essere un vero incubo per gli esterni avversari.
Non mancano, ovviamente, i giovani di interesse. Detto di Koprivica, impossibile non citare Uros Trifunovic, che dopo una stagione dove era finito un po’ perso per strada, come il resto della squadra va detto, si sta riprendendo e ha un ruolo di peso nelle rotazioni di Obradovic. Poco utilizzo, invece, fin qua per Tristan Vukcevic, arrivato qualche mese fa dal Real Madrid, ma che al momento ha visto poco il campo e sembra debba ancora fare esperienza per poter impattare a questo livello.
