O lo ami o lo odi. Tertium non datur. L’arroganza che mostra sul parquet smuove il senso critico di chiunque abbia a che fare con lui. E qualche indizio ci porta a pensare che questa non si limiti all’ambito meramente cestistico. Ma dovremmo averlo imparato, ormai. Quelli troppo bravi nel fare qualche cosa, non necessariamente risultano essere simpatici o affabili. Tutt’altro. Forse geniale non è l’aggettivo che più si addice alle caratteristiche di James: il talento scorre a profusione nelle sue vene sin dalla nascita e dalle apparizioni collegiali (52 in Division I non sono da tutti), è indiscutibile, ma le sue giocate sono diverse da quelle di un Ginobili o di un Petrovic. Guardando le immagini di queste tre inarrivabili espressioni della pallacanestro non per dire “Non ci avrei mai pensato di fare quella cosa, in quel modo, in quel momento, in quello spazio”. È una questione diversa.
Di fronte a una tripla da metà campo su una gamba, davanti a un crossover mortifero, dinanzi a una laserata mancina direttamente dal palleggio, ti viene spontaneo pensare “Non puoi farlo. Non puoi possedere tanto coraggio, tanta faccia tosta da provare una giocata così anticostituzionale. Stai andando contro non tanto le leggi della fisica ma contro l’etica del Gioco. Lo offendi, per quanto lo stai esaltando nei suoi aspetti più crudi e veri”. James ti riporta a contatto con le realtà del campetto, quando ti trovi contro un avversario più forte di te che non ha alcun timore nel perseverare di fartelo notare. Ogni singola azione, quel borioso spaccone cercherà in ogni modo di metterti in imbarazzo, a disagio nel confronto con la sua tracotanza. Bullo schifoso, troverai una volta o l’altra uno più grande e grosso che te la farà pagare. Mike non si può dire che non l’abbia mai trovato. Anzi: ci convive dall’anno 0. La sua anima.
