HomeEuroLeagueMike James: l'eroe che (non) ci meritiamo

Mike James: l’eroe che (non) ci meritiamo

TENSIONI E STORTURE

Chiedetelo a Daniel Hackett, suo compagno di frontcourt nella gelida capitale russa. Chiedetelo al trio Irving-Durant-Harden, personalità peculiari (eufemismo…) nel campionato delle peculiarità per antonomasia. Chiedetelo a Ettore Messina, che nelle esperienze europee e americane ne ha viste di cotte e di crude. Chiedetelo a Tony Broadous, Maurice Leitzke e Steve Roccaforte, che ne hanno curato l’evoluzione ai tempi universitari. Chiedetelo a Fabrizio Lorenzi, team manager della Paffoni Omegna 2013-2014. Chiedetelo a chiunque sia stato a diretto contatto con la persona Mike James, quanto fosse difficile instaurare un rapporto con lui. James, in campo come fuori, manca totalmente di fiducia nell’essere umano. Perché, in primis, non si fida neanche di sé stesso. Ma per paura di addossare sulle spalle altrui la fatica di aprirsi e condividere un cammino irto di difficoltà e dal dislivello elevato, Mike preferisce incamerare. Somatizzare. Anche nei momenti di gloria, mai un sorriso farà capolino sul suo volto. Mai soddisfatto e mai realizzato, condannato all’eterno inseguimento di una felicità irraggiungibile. E no, Mike, non sarà ogni volta un nemico diverso a porre i bastoni tra le ruote del tuo carro. Sarai tu, sempre tu, solamente tu, a tarparti le ali, nell’errata convinzione che nel far penare tutti coloro che dipendono da te la tua sofferenza possa essere anche parzialmente lenita.

Croazia. Israele. Italia. Grecia. Russia. USA. E ora Francia. Il giro del mondo di Mike non ha mai trovato un proprio baricentro, porto sicuro e ancora di salvezza per un vascello così ben decorato da distrarre l’equipaggio dal seguire la rotta prestabilita. Qualsiasi motore di ricerca pullula di dichiarazioni, commenti, interviste in cui i toni e le parole di e a riguardo di Mike James non sono dei più teneri. Il suo account Twitter calamita le attenzioni al livello della pagina IG di una top model o di un food blogger sulla cresta dell’onda. Mai come nel suo caso, l’espressione sul campo corrisponde alla persona che vive lo spogliatoio e la squadra durante la settimana. Variabile impazzita, che ha potuto contribuire in maniera determinante ai successi di squadra solo quando si è riusciti a contenere i suoi eccessi. Il Pana vincente nel biennio ’17- ’18 prevedeva la sapiente regia di Calathes alla quale affiancare le folate di James. In tutti gli altri casi, dove era lui chiamato a gestire in prima persona le operazioni, non ha mai centrato il bersaglio grosso. ma non ce la sentiamo di fargliene una colpa. Proprio no.

Ci ricorderemo di più le sue annate Greens o i buzzer beater in maglia Olimpia? Ci ricorderemo i trofei alzati in Grecia o le deflagrazioni atletiche al Baskonia? Ci ricorderemo gli allori nella patria dei Giochi Olimpici o le assurdità balistiche in terra russa? Se a tutte queste domande avete optato per la seconda delle scelte, non dovete vergognarvi. È umano. Un poeta contemporaneo, nella sua composizione emotivamente più toccante, coglie perfettamente il punto.

Ma noi non faremo l’errore

come fanno le altre persone, di

fare sempre la scelta più giusta

invece di quella migliore.

James ci ha fatto, ci fa e ci farà sempre arrabbiare. Ma che arrabbiare, incazzare. Tutto quel ben di Dio, sprecato a causa di un carattere ondivago e intrattabile. Mike, non ascoltarci. Tu sei l’epitome del nostro vivere. Porti all’estremo i nostri impulsi, con cui lottiamo quotidianamente, che teniamo segregati nelle nostre oscurità. Tu li porti alla luce, mostrandoci quanto siano pericolosamente affascinanti. Chissà, Mike. In altri tempi, saresti stato più vincente. O più apprezzato. Ma così autentico, no. Così reale, no. Così vivido, no. Giusto così? No: meglio così.

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.