Ritratto dell’artista giovane
L’edizione attuale di Euroleague lo ha mostrato in maniera inequivocabile: Vasilije è uno che sposta. Al massimo livello. I tifosi meneghini avranno ancora impressa nella mente la partita di andata dove, con un Larkin lontano parente dalla scheggia impazzita che siamo abituati a conoscere e un Beaubois impalpabile, Micic ha guidato praticamente da solo i suoi a una furiosa rimonta, non completatasi ma ugualmente meritevole di considerazione a futura memoria. Ricordate il body language di Vasa: sfinito, costretto agli straordinari, le due palle perse finali a sottolineare il debito d’ossigeno. Lo sguardo è però fiero. Gli occhi di chi è stato sconfitto ma non sente di essere inferiore al nemico. Il volto di un uomo, prima che un cestista, che ha saputo superare gli ostacoli di una vita e una carriera con l’umiltà di ripartire dagli ultimi per sentirsi primo. Cosa volete che sia un disastroso inizio di stagione per Vasa in confronto all’estate 2019? In seguito alla prima annata turca, Micic si merita la convocazione di coach Djordjevic per la rassegna iridata cinese. Vasa non è la stella della squadra ma il suo tassello è fondamentale nello scacchiere balcanico. Il giorno precedente gli attesi quarti di finale con l’Argentina, il fulmine a ciel sereno. Un comunicato ufficiale dell’Efes informa della morte della madre di Micic. Il colpo è durissimo. Ritorno in Serbia per i funerali? Neanche per sogno: Vasa il giorno dopo gioca. Sua madre avrebbe voluto così. La forza mentale e la grandiosa consapevolezza interiore lo hanno portato a schierarsi pubblicamente contro le pretese irrazionali del proprio coach, che si sente ancora derubato del titolo dell’anno scorso, unico baluardo di fronte alle evidenze emerse dal panorama pandemico. La stessa grandezza del ragazzo disposto a mandare questo messaggio. È pur sempre nato a Kraljevo, sarebbe incostituzionale non farlo.

La domanda sorge spontanea: ma l’NBA? È innegabile che sia l’obiettivo di qualsiasi talento europeo. Vasa ha annusato più volte la possibilità in carriera la possibilità di sbarcare oltreoceano. Nel Draft 2014 i suoi diritti vengono acquisiti dai Philadelphia 76ers. Prima di firmare col Bayern e rallentare gravemente l’escalation di prestazioni, l’agente Mirko Raznatovic gli aveva prospettato l’interesse di alcune franchigie americane. Risposta? Ne, hvala. No, grazie. Non sono ancora pronto. A una domanda postagli durante la Regular Season di quest’anno, dopo che in estate i suoi diritti sono passati agli OKC Thunder nell’ambito della trade Horford, Micic ha replicato a chi lo accostava alla franchigia di Sam Presti. Con le capacità di giocare il pick ‘n roll come il 22 dell’Efes se ne vedono davvero pochi in giro, soprattutto nel Vecchio Continente: “It sounds like I’m a little bit arrogant, but I’m not. I feel really well being a part of a good team and being able to play. At this point, we’re playing really high-level basketball in Europe and I’m not missing anything. It’s not a dream [to go to the NBA] and if I go there, I want to be a part of a team that has a good system. I don’t want to just say: “I’m in the NBA!” Il rischio di trasformarsi nell’ennesimo Spanoulis, Calathes, Jasikevicius, Teodosic è vivido. Per favore, Vasa, non ripensarci. Non farti ingolosire. Non trasformarti in una tra le tante fiammelle del cielo americano quando la tua stella può brillare nel firmamento del basket europeo. Per aspera ad astra.





