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Ettore Messina: “Oggi chi esce presto dal college fa molta fatica in Eurolega”

Un tempo, i giocatori rimanevano al college per l’intero ciclo accademico, completando la propria formazione tecnica prima del salto tra i professionisti. Messina, nel corso di una intervista concessa a Basketball NCAA, analizza questa differenza strutturale rispetto ad oggi:

“Allora i ragazzi rimanevano al college per tutti e quattro gli anni, e per 4 anni facevano fondamentali individuali e fondamentali di squadra ed erano dei giocatori impressionanti, e infatti quando uscivano dal college erano prontissimi per giocare nella Nba… Adesso un giocatore che esce dal college dopo uno o due anni onestamente se prova a giocare in Eurolega, fa molta fatica”. Un esempio lampante fu Danny Ferry, che nel 1989 arrivò a Roma dopo quattro anni a Duke, dominando subito il campionato italiano grazie a un livello tecnico clamoroso.

L’era del One-and-Done e l’influenza delle AAU

Il sistema ha subìto una trasformazione radicale con l’avvento del fenomeno one-and-done, una pratica che ha visto John Calipari a Kentucky come precursore. Messina evidenzia come questo abbia cambiato il modo di giocare dei giovani:

“Negli ultimi anni, poiché i ragazzi rimangono poco al college e puntano subito alla NBA, il basket giovanile delle AAU si gioca imitando quasi interamente la NBA, quindi molta transizione, molti tiri rapidi, molto uno contro uno e un po’ di pick and roll… Di conseguenza, anche gli allenatori di college hanno cercato di adattarsi”. Questa evoluzione serve ai coach anche per rendersi più appetibili durante il reclutamento di ragazzi che spesso, già a 17 anni, sono gestiti da agenti.

L’equilibrio tattico tra modernità e gestione del possesso

Nonostante il gioco sia diventato più rapido, la formula del torneo NCAA – dentro o fuori – impone agli allenatori di non perdere la testa e di saper gestire i ritmi. Secondo Messina, la sfida odierna dei coach universitari è proprio quella di trovare un compromesso tra lo spettacolo e la concretezza:

“L’allenatore di college sta cercando secondo me di mettere insieme due importanti parti del gioco: una è quella che piace a tutti, correre, saltare, tirare, e l’altra è un’attenzione al punteggio e al cronometro… Se ci si affida unicamente al tiro da tre e ti dimentichi di attaccare l’area e di procurarti tiri liberi, c’è il rischio che quei vantaggi come li hai costruiti, così li butti via”. È proprio questa complessità tattica a rendere la NCAA odierna un modello di studio estremamente stimolante anche per i tecnici europei.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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