Per decenni, Federico Buffa ha rappresentato il ponte ideale tra l’immaginario italiano e il sogno americano. Nelle sue storie, gli Stati Uniti non erano semplici luoghi, ma un affascinante viaggio nel tempo. Tuttavia, nell’intima conversazione con Rivista Undici, emerge una verità amara: lo storyteller più amato d’Italia ha deciso di non rimettere mai più piede sul suolo americano. La morte di Kobe Bryant nel 2020 ha rotto qualcosa di definitivo nel suo legame con quella terra.
Il tramonto del mito e la scoperta della solitudine
Il fascino dei ventiquattro campi da tennis sempre illuminati e dei refill gratuiti di Coca-Cola ha ceduto il passo a una consapevolezza brutale. Buffa descrive oggi gli Stati Uniti come una nazione progettata per isolare l’individuo. Secondo il giornalista, dopo la torta di mele non esiste nulla di più intrinsecamente americano della solitudine. I dati che cita sono impietosi: il 20% degli uomini americani dichiara di non avere nemmeno un amico, segno di un problema strutturale in un sistema dove l’estetica della perfezione nasconde un vuoto relazionale profondo.
Questa condizione di isolamento respinge chi proviene dalla cultura europea, abituata a dinamiche sociali opposte. Una casa perfetta e un pavimento impeccabile diventano orpelli inutili di fronte all’alienazione totale. Buffa è perentorio: “Non ci vado dal 2020, dalla morte di Kobe, e non ci torno più. I miei sono diventati degli altri”. È la fine di un amore durato una vita; il “faro del futuro” ha smesso di illuminare la strada.
Il prezzo del successo e la scatola vuota
Nella sua analisi, l’America ha perso la funzione di guida. È diventata un luogo dove il margine tra il successo e la punizione è diventato insostenibile. Buffa ricorda con orrore la violenza gratuita della polizia in un motel da dodici dollari nel Sud, un’immagine che stride con la pulizia dei grattacieli di New York.
Dopo aver visitato 49 stati su 50, il giornalista ha capito che, una volta colmato il divario temporale con l’Europa, resta solo una bellissima scatola vuota. In questa nuova America i dollari arrivano sempre puntuali e il gioco rimane sacro, ma il prezzo da pagare per abitare quel sogno è l’alienazione. La narrazione di Buffa si chiude così con una nota di profonda amarezza: quel mondo, un tempo così vicino e vibrante, è diventato improvvisamente estraneo, lasciando lo storyteller orfano del suo palcoscenico più grande.





