Home NBA Federico Gallinari: “Voglio essere il primo head coach italiano in NBA”

Federico Gallinari: “Voglio essere il primo head coach italiano in NBA”

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Federico Gallinari
Foto AlessiaDoniselli / Ciamillo-Castoria

Federico Gallinari non ha seguito le orme del fratello Danilo sul parquet, ma ha trovato il suo posto nell’NBA lo stesso: in panchina, con una lavagnetta in mano e un obiettivo chiaro in testa. “Gallo 2”, come lo chiamano, fa parte dello staff tecnico dei Detroit Pistons, dove ricopre il ruolo di assistente del responsabile dello sviluppo dei giocatori. Un percorso costruito con pazienza, partito da lontano, come racconta lo stesso Federico a Il Corriere della Sera.

Nato il 9 settembre 1997 a Sant’Angelo Lodigiano, Federico ha capito durante il college che il suo futuro sarebbe stato fuori dal campo. «Tutto è iniziato nell’estate del mio “junior year”», racconta. «Ho cominciato a lavorare con allenatori che si occupano del miglioramento dei giocatori». Da lì, il contatto con Noah LaRoche e Drew Moran, poi l’offerta dei Pistons e il salto definitivo nella lega più importante del mondo.

Il lavoro a Detroit con Bickerstaff

«Ho un ruolo simile a quello avuto da Ricky: sono l’assistente del responsabile dello sviluppo dei giocatori. I rapporti con J.B. Bickerstaff sono ottimi: persona fantastica e disponibile; ci sa fare con la squadra.»

La stagione dei Pistons è stata positiva, con il miglior record a est. Quando gli si chiede chi abbia fatto la differenza, Federico Gallinari punta sul collettivo: «Cade Cunningham, Jalen Duren, Darius Jenkins, Tobias Harris, Ausar Thompson. Tutti hanno dimostrato di esserlo, penso però che Cunningham “pesi” di più».

Fontecchio, Danilo e il legame familiare

Tra i temi toccati nell’intervista c’è anche la partenza di Simone Fontecchio da Detroit. Federico non nasconde il dispiacere:

«Non conosco le ragioni, ha deciso il general manager. Per me Simone è un lavoratore e non mi stupisco che abbia disputato un’ottima stagione a Miami

Sul fratello Danilo, le parole sono cariche di affetto e rispetto: «La buona sorte non l’ha baciato. Ma è il miglior italiano ad aver toccato la palla da basket», dice Federico. «Da giocatore ho sempre provato a imitarlo. Da allenatore è diverso, ma grazie a lui ho imparato a essere professionale». L’unica cosa che gli invidia? L’altezza: «Avrei voluto essere alto come lui», scherza.

L’ambizione di Federico Gallinari

L’ambizione, però, è tutta sua. Federico Gallinari ha le idee chiare su dove vuole arrivare:

  • La missione: Diventare un grande allenatore in NBA.

  • Il traguardo: Essere il primo head coach italiano nella lega.

  • Il modello: Luke Walton, definito «un genio dell’attacco».

«Sono allenatore in NBA solamente da 4 anni, il prossimo step sarà aggiungere “chilometri”», ha concluso Federico Gallinari. Nel frattempo, Detroit è diventata casa sua. Vive in centro, da solo, in una città che descrive oggi come molto più sicura rispetto al passato. Un italiano in NBA, stavolta con un fischietto al collo e un sogno tutto da scrivere.

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