La stagione dei Golden State Warriors si è chiusa ufficialmente questa notte a Phoenix, con una sconfitta per 111-96 contro i Suns nel torneo play-in al Mortgage Matchup Center. Al termine della partita, Stephen Curry si è presentato davanti ai microfoni per una lunga riflessione sul presente e sul futuro della franchigia. Iconico è stato l’abbraccio con Steve Kerr e Draymond Green, che molti hanno interpretato come la fine di un’era.
Il numero 30 ha subito inquadrato l’incertezza che attende la squadra in estate, senza nascondere la necessità di fare il punto della situazione a mente fredda:
“Seguirò l’esempio di Steve, non abbiamo ancora avuto nessuna conversazione. Ognuno di noi dovrà valutare dove si trova. Sono sicuro che verranno prese delle decisioni, ma per ora il mio pensiero è su come abbiamo provato a tirare fuori qualcosa da questa annata. Nello spogliatoio ci sono stati tanti bei momenti, abbiamo apprezzato la lotta e la battaglia fatta per provare ad allungare la stagione. Non è andata come volevamo. Al resto penseremo dopo.”
Il futuro di Steve Kerr
Inevitabilmente, il discorso si è spostato sulla posizione di Steve Kerr e sulla possibilità che il coach lasci la panchina. Curry ha espresso il proprio punto di vista con grande rispetto, senza voler forzare la mano:
“Voglio che sia felice. Voglio che sia entusiasta del suo lavoro, che creda di essere la persona giusta per questo ruolo, che abbia la possibilità di godersi ciò che fa. Qualunque cosa significhi per lui, il piano di ognuno è personale, e non cercherò di dire a nessuno cosa fare. Lui sa cosa penso di lui. Non dovrebbe nemmeno essere necessario dirlo.”
Curry ha poi aggiunto di essere grato per tutto ciò che la franchigia ha costruito nel corso degli anni, esprimendo la speranza di poter rimettere insieme i pezzi per la prossima stagione. Ha ribadito il desiderio che Kerr possa guardare alla situazione complessiva e sentirsi ancora l’uomo giusto per guidare la squadra.
C’è stato spazio anche per un momento di commozione. Parlando della possibilità che quella di venerdì fosse l’ultima volta insieme a Kerr e Draymond Green, Curry ha ammesso di aver faticato a trattenere le emozioni:
“Stavo cercando di resistere, a essere onesto. Ci sono stati quei momenti a bordo campo in cui vai su e giù e ringrazi tutti per quello che hanno dato durante l’anno. Ma il fatto che tutto sia iniziato con quella conversazione e quel momento… è stato decisamente strano.”
Sguardo all’offseason e alla prossima stagione
Curry ha riconosciuto i meriti di Phoenix, sottolineando come i Suns siano migliorati nel corso dell’anno, trovando un’identità precisa grazie all’intensità difensiva e a un attacco equilibrato. “Sono cresciuti, sembravano diversi, hanno capito come mettere insieme i pezzi per esaltare le proprie qualità”, ha detto.
Guardando avanti, la stella di Golden State ha indicato la necessità di un ripensamento strutturale, abbandonando la mentalità del “titolo o niente” per tornare semplicemente a essere competitivi ogni sera. Sul piano personale, ha spiegato che la priorità estiva sarà il riposo per il ginocchio, con l’obiettivo di farsi trovare pronto per l’inizio della prossima annata. Ha confermato che ci sono “molteplici” questioni da affrontare in estate, compresa un’eventuale estensione contrattuale, anche se al momento non ci sono trattative in corso.
I Warriors chiudono la stagione con un record di 37-45, eliminati al play-in, mentre Phoenix prosegue il proprio cammino e affronterà al primo turno gli Oklahoma City Thunder campioni in carica.
