Pochi giorni fa in presentazione a palazzo Madama diceva di avere qualche timore sulla risposta di città e pubblico, cosa la ha stupita in particolare in modo positivo e cosa si può ancora fare per migliorare ?
Quello che mi ha stupito in assoluto é stato riuscire a vendere praticamente il quasi esaurito, sia semifinali che finali, prima di sapere quali squadre fossero classificate alla manifestazione, prima del 15 gennaio. Infatti, la percentuale di pubblico neutro ieri e oggi é altissima, dominante. Avrei voluto più gente mercoledì e giovedì ma so che sono serate complicate. La partita alle 18 la puoi gestire con scuole basket e società giovanili, alle 20:45 è più un problema. É un aspetto su cui dobbiamo lavorare, ma la formula é questa e addirittura abbiamo scritto tutti i record, per cui alla fine non c’è nessuna connotazione negativa.
La Next Gen é il futuro?
Per noi é la possibilità di avere 16 squadre under-19 a giocare tra di loro. Tra di esse, abbiamo l’eccellenza di squadre che lavorano solo sul giovanile, qualche squadre invece è più debole. Per equilibrare li abbiamo fatti giocare più spesso. Il torneo é molto importante. la federazione ha la sua missione, le varie leghe ne hanno un’altra, la Next Gen fa parte del dovere delle squadre di Serie A di lavorare sulle giovanili. C’è qualcuno che fa più lavoro locale, qualcuno meno, ma lì ci sono tutte. Il fatto di avere delle società che dicono: “Vogliamo la Next Gen” vuol dire avere attenzione verso questo prodotto e voglia di qualificarsi.
Per il resto vediamo cosa ha intenzione di fare la federazione, la comunicazione è ottima e continua. Siamo ancora indietro sul fatto che il consiglio federale del 2 marzo possa avere proposte concrete. L’obiettivo é lavorare insieme il più possibile e fare appassionare i giovani. Un esempio ne sono la bravura, in questo, di Linton Johnson e Carlton Myers. Riportare Myers, con veste diversa, a lavorare nella pallacanestro si è rivelata essere una piacevole sorpresa.
A proposito di Next Gen, c’è il progetto di riportare il torneo all’interno delle Final Eight?
Non è mai stato fuori, cerchiamo di giocare questi eventi quando ci sono le finestre nazionali. Come tante cose il problema é soprattutto il calendario, l’anno corso la prosecuzione del torneo Next Gen è stata a Pesaro, quest’anno andiamo a Trento e Rovereto.
Questo successo è dovuto anche al livello del campionato, che si è alzato ancora di più rispetto agli altri anni?
Il campionato è molto interessante, si sono ridotti i gap dappertutto (anche Francia e Spagna), ma il nostro campionato fa da traino. Porta incertezza su chi vincerà e costringe le altre squadre a dotarsi di giocatori più di valore. Alcune giocano solo una volta, altre hanno un impegno infrasettimanale. C’è una crescita sicuramente di competitività e incertezza, molte ballano tra playoff e salvezza, quelle che puntano solo alla salvezza sono molto agguerrite. La qualità delle partite viste qui dimostra che l’equilibrio c’è. Non sono un tecnico, ma penso che l’interesse derivi anche dal fatto che c’è molta incertezza.
