Federazione italiana, LBA e LNP si siedono finalmente allo stesso tavolo. Dopo mesi di approcci e tentativi di dialogo, il momento sembra maturo per avviare una riforma strutturale del basket italiano, un movimento che negli ultimi anni ha subito scossoni societari profondi e ripetuti.
Il punto di partenza è chiaro: il sistema non funziona. Le società, quasi senza eccezioni, non generano utili ma accumulano perdite, coperte di volta in volta dalla disponibilità dei proprietari o lasciate crescere sotto forma di debiti. Il risultato, in termini di stabilità, è sotto gli occhi di tutti.
Quindici squadre sparite in dieci anni
Come riportato da La Tribuna di Treviso, dal 2016 a oggi hanno cessato di esistere quindici realtà cestistiche: Caserta, Chieti, Siena, Torino, Scandone Avellino, Virtus Roma, Biella, Roseto, Poderosa Montegranaro, Stella Azzurra Roma, Treviglio, Trapani, Bergamo, Vanoli Cremona e, da ultimo, Brescia. Un elenco che racconta meglio di qualsiasi analisi la fragilità strutturale del movimento, dalla massima serie fino alle categorie inferiori.
In questo contesto si inserisce anche la questione della Legge 91, una normativa concepita per il basket italiano a metà degli anni Novanta e mai davvero aggiornata in modo organico. Negli ultimi quindici anni le regole sull’eleggibilità degli stranieri, sui passaporti e sull’interscambio tra le serie sono cambiate più volte, spesso in modo disordinato. La separazione formale tra il professionismo della LBA e il para-dilettantismo della LNP resta una necessità invocata da quasi vent’anni, senza che si sia mai trovata una soluzione condivisa.
Il nodo dei giovani italiani
Tra le priorità della FIP c’è il ricambio generazionale. Il problema è concreto: i prospetti italiani che decidono di non intraprendere la strada della NCAA faticano a trovare spazio nelle rotazioni della Serie A. L’esempio più citato della scorsa stagione è Cheick Niang a Trento, caso praticamente isolato nel panorama della massima serie. In A2, solo Cividale ha dimostrato negli ultimi anni una certa continuità nello sviluppo di giovani talenti.
Ora si tratta di capire se il tavolo aperto tra le istituzioni riuscirà a tradurre queste urgenze in interventi concreti, o se resterà l’ennesimo tentativo rimasto a metà strada.
