Pensando al gruppo che abbiamo a disposizione e alle emozioni che ci ha dato, aggiungere un talento fisico e atletico pazzesco come Paolo Banchero, che ha davanti a sé presumibilmente una fulgida carriera NBA, è estremamente eccitante. Raccontaci dell’operazione: c’è chi ha ancora dei dubbi, ma le foto con la bandiera italiana non fanno nulla per nascondere la volontà di Paolo di giocare per l’Italia. Facci sognare, in quanto tifosi della maglia azzurra: quando potremo vederlo in Nazionale?
Quantomeno la bandiera è la sua preferita, dato che l’ha portata per fare le foto (ride, ndr). Non è stata un’operazione: cerchiamo da 4-5, come Federazione, di aiutare i ragazzi italoamericani che vogliono diventare italiani con tutte le operazioni legate al passaporto. Non è una cosa che parte da noi: spesso parte da loro, ci sono tantissimi documenti da recuperare! Ho avuto la fortuna, quando ero a Gonzaga, che Paolo era a Seattle, relativamente vicino: anche il padre era entusiasta, ama l’Italia, possiede un negozio di carne, la storia la conosciamo… Il grande lavoro è stato fatto a livello legale dall’avvocato Massimo Rizzo, Salvatore Trainotti e dalla FIP, che sono riusciti a trovare tutte le carte: Massimo è andato nei paesini della Liguria per trovare tutti gli agganci necessari, ha fatto una cosa incredibile! Doveva venire a giocare due anni fa ma c’è stato un caso di Covid nella sua famiglia, doveva esserci al Preolimpico e la pandemia ha bloccato tutto: la fortuna non è stata proprio dalla nostra! Ora lo aspettiamo a braccia aperte, e lui lo sa: bisogna trovare il modo di integrarlo nella maniera corretta. Sa che noi lo amiamo, dobbiamo semplicemente dargli il tempo di inserirsi in quello che è già stato costruito. Ha guardato le partite di Eurobasket, ha un compagno di squadra come Franz Wagner che ha fatto benissimo all’Europeo, sa quanto sia importante per noi averlo. Nei prossimi mesi Gianmarco e Salvatore si incontreranno per riuscire a mettere insieme le schedule: Paolo ha i suoi impegni, noi abbiamo i nostri, ma vediamo di farlo funzionare.
Un ruolo importante in una powerhouse dell’NCAA come Arizona University è diverso rispetto a quello che avevi a Gonzaga? In che termini? Quali sono i tuoi compiti adesso? Posto che coach Lloyd ti ha voluto fortemente al suo fianco, con quali prospettive ti approcci alla nuova esperienza?
Arizona cerca di vincere: rappresentiamo non solo una delle squadre più importanti del panorama universitario statunitense, quella che è stata la scuola di Steve Kerr, Iguodala, Richard Jefferson, Markkanen… C’è un tale background di giocatore che inevitabilmente le aspettative sono le più alte. L’obiettivo è stato, l’anno scorso, di ricreare la cultura vincente che si era un po’ persa nel tempo, riportando tutte le persone che avevano contribuito a questo programma e mettendole ai vertici. Abbiamo avuto una bella stagione: #1 nella Pac12, #2 negli USA, abbiamo perso al Torneo con Houston perché in una partita secca può succedere di tutto. Abbiamo vinto la Pac12, abbiamo avuto 3 giocatori draftati (Mathurin e Terry al primo giro, Koloko al secondo): ora la sfida, ancora più difficile, è continuare a creare una cultura che vada avanti negli anni. La linea è quella di Gonzaga: essere competitivi ogni anno, giocare una basket corale e veloce, molto più europeo rispetto agli standard NCAA, come è nel DNA della nostra scuola. Siamo ancora all’inizio della stagione, ci alleniamo insieme da poco: tra un paio di settimane sarò sicuramente più positivo… (ride, ndr) All’inizio dell’anno è sempre così: abbiamo una squadra con molta esperienza se paragonata all’anno scorso e giovani con molto talento. Secondo me è un mix super: bisogna metterlo insieme!
Domanda difficile per chiudere: a prescindere dalla categoria, quale sarebbe il quintetto dei giocatori più talentuosi che hai conosciuto? Che fosse NCAA, NBA o Nazionale, in base al mero talento e non a quanto uno sia diventato effettivamente forte, quale sarebbe il tuo starting five?
Tosta, eh… Se non consideriamo lo Spissu degli Europei, come playmaker metterei Chris Paul, play più forte di tutti i tempi. Come 2 mi tocca mettere Booker. Come ala piccola vorrei mettere Gigi (Datome, ndr), ma andrei con Rui Hachimura. Sotto canestro…
Domantas Sabonis, in automatico?
Beh, lo metto come 5. Da 4 ne ho avuti tanti, ma facciamo così: andiamo col quintetto piccolo, con Simone Fontecchio da 3 e Rui da 4! In NBA si va ai Playoff con questo quintetto! Gigi e Nik Melli primi uomini di rotazione dalla panchina. Bonus track, un nome magari meno conosciuto ma dal talento pazzesco: Zach Norvell, mancino che ho conosciuto a Gonzaga, che sta recuperando da un infortunio. È uno che faceva canestro anche dormendo, gli davi la palla in mano e faceva di tutto!





