La Nazionale ha unito l’intera Italia sotto il colore azzurro come da tempo non si era verificato. Da Belgrado fino a Colonia, ha riacceso un quantitativo di emozioni pazzesche: pur avendo grandi individualità, cosa è cambiato per riuscire a creare questo gruppo? Rispetto alle selezioni più blasonate, questa Italia sulla carta sarebbe un passo indietro, ma chimica e alchimia hanno colmato questo divario. Le Nazionali, che vincano o che perdano, uniscono davvero nel momento in cui suscitano emozioni e onorano la maglia: questa Italia l’ha fatto in maniera evidentissima. Quali i segreti? I momenti decisivi in cui avete capito “Qui si può fare qualcosa di grande, anche a costo di bruciare qualche tappa”?
Facile dirlo adesso, a posteriori: già il raduno a Pinzolo, dove tanti ragazzi sono venuti tre giorni prima che iniziassero i primi allenamenti perché ci tenevano a presentarsi al massimo, ci ha mostrato lo spirito del gruppo, che Gianmarco ha plasmato tramite concetti come lo “stare bene insieme” e “amarsi”. I cliché del basket recitano “stiamo insieme, giochiamo duro, corriamo”, però poi bisogna farlo: bisogna tenere i giocatori responsabili per quelle cose lì! Questo è stato l’obiettivo perseguito e raggiunto da tutti coloro che hanno fatto parte di questo gruppo unitissimo, dal capo delegazione ai massaggiatori, a tutte le persone dello staff. Quando si crea un gruppo così è chiaro che non c’è la paura di affrontare un avversario: siamo uniti. In tutte le partite avevamo un piano chiaro di quello che dovevamo fare, e soprattutto avevamo dei ragazzi assolutamente non spaventati all’idea di affrontare determinate squadre. Se vogliamo azzardare un paragone calcistico, a me ha ricordato l’Italia dell’Europeo di Conte (2016, ndr): una squadra che emoziona, dove i ragazzi remano tutti nella stessa direzione. La cosa più bella che mi porto dietro io è la panchina: quando gli altri erano in campo, quelli seduti erano tutti sul pezzo, si incitavano a vicenda. Quando il senso di appartenenza e di gruppo, anche in un momento in cui magari vai sotto di 12 contro la Serbia o di 11 con la Francia, rimane così forte, vuol dire che lo spessore umano della squadra è di altissimo livello. A mio avviso, la cosa grande è, adesso, costruire su queste basi: l’obiettivo è migliorarsi individualmente e come squadra. Il margine è, una volta che sei +7 sulla Francia a 2’ dalla fine, essere tra un paio di anni a +11.
Simone Fontecchio è l’uomo immagine di questa Nazionale, anche considerata la sua storia. Tanti luoghi comuni, come “Se un giocatore vuol farsi allora deve andare fuori dall’Italia” (Fontecchio, Polonara, la carriera di Melli…): che idea hai di questa situazione? Gli esempi di giocatori italiani che hanno fatto il salto una volta superati i nostri confini sono molti: al netto di leggi o “panda”, pensi che lo step fondamentale nella carriera di Simone sia stato effettivamente andare all’Alba Berlino? Adesso, paradossalmente, non sembra neanche più il giocatore che era un anno fa: una convinzione e una capacità di essere leader impensabile per lui, prima del Preolimpico di Belgrado…
Prima cosa: in ogni ambito della vita, non solo nel basket, uscire dalla comfort zone porta a migliorare. Andare all’estero e confrontarsi con una realtà diversa, dove nessuno ti regala niente, porta banalmente a crescere o a smettere. Simone, lo dicono i fatti, era già un giocatore di alto livello nel suo percorso di crescita come ragazzo: era in orbita NBA da tanti anni, ha avuto delle normali difficoltà nella crescita di un giocatore. Quando è andato a Berlino ha trovato il clima culturalmente giusto per aumentare la fiducia nei propri mezzi e nelle sue routine, che l’hanno portato a essere uno dei giocatori più forti di Eurobasket. Una volta raggiunto quello step, da diventare un giocatore di livello sera sì sera no a essere consistent ogni volta che entra in campo, gli auguro e penso possa avere una carriera in NBA di 10 anni. Non ho dubbi, anzi: ci saranno momenti difficili, come ogni volta che si esce dalla zona di comfort. Una volta arrivato in NBA dovrà ricominciare da capo ma riuscirà a farlo, spero nel minor tempo possibile.





