Oggi lo vediamo dominare, ma c’è stato un tempo in cui Luka Doncic ha seriamente dubitato di poter sopravvivere nella lega più competitiva del mondo. Ai microfoni del podcast di Vince Carter e Tracy McGrady, lo sloveno ha ripercorso i suoi primi passi negli Stati Uniti, partendo da una storica amichevole contro OKC che lo lasciò quasi traumatizzato per l’incredibile divario fisico riscontrato rispetto all’Europa.
È un Doncic inedito quello che racconta il senso di inadeguatezza provato prima di diventare una superstar. Luka ha descritto con onestà brutale quel momento di crisi e l’incontro che gli ha fatto capire cosa significhi davvero essere un’élite:
“Ricordo di aver giocato contro OKC in preseason e pensai: ‘Questo è un livello di basket completamente diverso’. Specialmente la fisicità, tutti erano enormi, veloci, saltavano altissimo. Dopo quella partita mi dissi: ‘Forse non sono fatto per l’NBA’. Anche le prime cinque o sei partite della mia stagione da rookie sono state terribili, ero nervoso. Poi mi sono detto di ricordare come giocavo e di tradurre il mio gioco dall’Europa. Ma il momento ‘benvenuto nella lega’ è stato KD. Decisamente Kevin Durant. Lo vedi in TV, ma giocarci contro è diverso. È folle il modo in cui gioca, il talento che ha è pazzesco. Non prende mai tiri sbagliati, gioca nel modo perfetto”.
C’è una bellezza strana nel sentire uno dei migliori giocatori del pianeta ammettere di essersi sentito piccolo di fronte alla velocità di Russell Westbrook o all’eleganza letale di Kevin Durant. Doncic non è nato “The Don”; lo è diventato accettando la sfida della propria vulnerabilità. La prossima volta che Luka segnerà un canestro impossibile, sarà più facile ricordare che lo sloveno è lo stesso ragazzo che pochi anni fa, guardando KD, pensava di aver sbagliato mestiere.
