Il dibattito sulla fuga dei talenti italiani verso il basket collegiale americano spacca in due l’opinione pubblica. C’è chi vede nei trenta ragazzi pronti a sbarcare in NCAA un impoverimento della nostra Serie A, con i club che faticano a completare i roster per mancanza di italiani, e chi, come Ettore Messina, la considera una straordinaria opportunità. Nella seconda parte dell’intervista concessa a Basketball NCAA, l’ex coach di Olimpia Milano si schiera apertamente a favore dell’esperienza americana, analizzando i problemi strutturali delle nostre leghe.
Il problema della Serie A e l’assenza di una “via di mezzo”
Messina non usa giri di parole per fotografare la realtà del nostro campionato, conscio di toccare un nervo scoperto del movimento cestistico nazionale:
“Parli con uno che si è attirato le critiche di tutti per aver detto non una cosa particolarmente intelligente, ma abbastanza ovvia e cioè che non ci sono sei italiani di alto livello per ognuna delle squadre di Serie A,” esordisce Ettore Messina.
“È un dato matematico e nessuno si deve offendere per questo. Il nostro problema storico e fondamentale è cosa far fare a questi ragazzi che molto spesso sono di alto livello nel settore giovanile e nella nazionale giovanile ma poi, quando finiscono le giovanili e si trovano nella condizione normale da pro, non sono pronti a giocare immediatamente in Serie A. E magari in A2 si preferisce un giocatore più esperto per provare a vincere le partite. Il problema è sempre quello, manca la via di mezzo.”
Per Messina, la NCAA rappresenta oggi proprio quella “via di mezzo” che l’Italia non riesce a garantire ai suoi ragazzi. Un contesto competitivo dove giocare, migliorare e, perché no, misurarsi con un sistema meritocratico spietato che funge da scuola di vita.
Il caso Giovanni Emejuru e i benefici per la Nazionale
A supporto della sua tesi, il coach cita l’esempio concreto di un giovane che si sta mettendo in mostra con la maglia azzurra, cresciuto proprio nel sistema dei college statunitensi:
“Ho visto questo ragazzo che ha recentemente esordito in Nazionale maggiore, Giovanni Emejuru, che può diventare un giocatore, sicuramente. Non posso non pensare che gli ha fatto bene andare a giocare in un college americano di medio livello in cui ha avuto minuti e ha fatto un gran lavoro individuale.
Mi chiedo: se fosse rimasto in Italia, magari anzi peggio se in una squadra forte dove fai fatica a trovare subito minuti, cosa sarebbe successo? Buon per lui che ha scelto il college, buon per lui. Questo ragazzo in queste ultime partite di qualificazione ai Mondiali importantissime ha aiutato molto la squadra.”
Lontano da catastrofismi, Messina invita l’ambiente del basket italiano ad avere pazienza e a guardare al lungo periodo, poiché l’esperienza oltreoceano finirà per arricchire il movimento nostrano:
“Se vogliamo mantenere la regola dei sei italiani a referto per squadra, dobbiamo sperare che molti ragazzi vadano a fare questo tipo di esperienza perchè non tutti andranno in Nba e la maggior parte tornerà e il campionato italiano potrà beneficiarne. Non vedo altre soluzioni.
E’ solo una questione di tempo e di paci-enza, senza doverci per forza fasciare la testa ogni volta che un giovane decide di partire. Vanno via giustamente a inseguire un sogno, a conseguire un successo economico con la speranza di diventare giocatori migliori, dato che la nostra piramide di crescita non gli permette di avere quello spazio sportivo e tecnico per ovvi motivi, perchè si vogliono vincere le partite.”
