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Home Lega Basket

Ettore Messina: “L’obbligo degli italiani a referto? Protegge solo i veterani”

Stefano Sanaldi by Stefano Sanaldi
14 Lug 2026
in Lega Basket
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Ettore Messina

Foto di Savino Paolella

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Le regole sull’obbligatorietà dei giocatori nazionali a referto aiutano davvero la crescita dei giovani talenti? Secondo Ettore Messina, la risposta è un netto no. Analizzando la situazione del basket italiano ed europeo nella seconda parte dell’intervista concessa a Basketball NCAA, il coach smonta il mito del protezionismo normativo, portando alla luce un clamoroso precedente storico vissuto in prima persona durante la sua vincente esperienza sulla panchina del CSKA Mosca.

Il fallimento del modello russo: l’aneddoto di Messina al CSKA

Guardare all’estero permette spesso di capire i difetti delle norme di casa nostra. Messina ricorda come una regola nata per tutelare i giovani russi si sia rivelata, nei fatti, un boomerang che ha finito per agevolare unicamente gli atleti a fine carriera:

“Passando a un estremo, nei miei primi quattro anni di lavoro in Russia c’era l’obbligo di avere sempre due giocatori russi in campo,” racconta Ettore Messina. “Di quella norma non hanno beneficiato i giovani, bensì i veterani consolidati come Sergej Panov o Zahar Pašutin, atleti abbondantemente sopra i trent’anni che erano giocatori importanti e mettevi quelli in campo, e le altre squadre facevano la stessa cosa.

Non c’è stato tutto sto spazio largo ai giovani, anzi. Noi abbiamo messo in campo Nikita Kurbanov nelle Final Four di Praga quando aveva 19 anni, ma fu un rischio dovuto anche agli infortuni, e poi Kurbanov ha giocato per 15 anni diventando il capitano del CSKA, ma ce n’era uno. C’è stato poi Alexei Shved che ha anticipato un po’ i tempi perchè era un enorme talento, ma qualcun altro si è perso per strada anche da loro.”

La conclusione del coach è amara ma realistica: “Quella russa era una norma estremamente protettiva, ma è diventata protettiva per i veterani, non per i giovani.”

La contromossa per il futuro: la proposta per l’Eurolega

Invece di arroccarsi dietro la rigida difesa dello status quo dei sei italiani a referto in Serie A, che rischia di gonfiare artificialmente i prezzi dei veterani senza dare spazio ai ragazzi, Messina lancia una provocazione e propone una riforma strutturale da applicare direttamente sul palcoscenico della massima competizione europea:

“Piuttosto ipotizziamo anche a livello di Eurolega che nei roster ci devono essere sei italiani di cui due under 22, allora lì forzi un po’ la situazione. O anche tre, ma uno o due per forza. Ma questo si farà? Si fa? Uhm, dubito,” riflette ad alta voce l’ex assistente dei San Antonio Spurs.

“In Eurolega forse è il momento di pensare di avere 13 giocatori a referto e almeno due under 22. Sto ipotizzando a voce alta, ma credo che questi siano temi di discussione fondamentali se vogliamo programmarci il futuro senza fasciarci la testa perché c’è il NIL. Che, ripeto, è un problema, ma questi ragazzi prima o poi torneranno.”

Tags: Ettore MessinaEuroLeagueLegabasket
Stefano Sanaldi

Stefano Sanaldi

Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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