Gigi Datome è uno di quelli che Roma ce l’ha nel sangue. Ora che ha smesso di giocare e ricopre il ruolo di coordinatore delle nazionali per la Federazione, è tornato a vivere nella Capitale. E quando parla di basket romano, lo fa con la consapevolezza di chi quella città l’ha vissuta davvero, non solo di passaggio. Tanti i temi toccati in un’intervista rilasciata a Il Messaggero.
Il derby tra BC Roma e Maxima ha portato diecimila persone al PalaEur, e Datome era lì a osservare. La risposta del pubblico lo ha colpito positivamente, anche perché non era scontata:
«Non mi aspettavo nulla in principio. Non era chiaro come la piazza di Roma, piuttosto esigente, avrebbe reagito davanti a quello che probabilmente è un unicum in Italia, ovvero due nuove squadre nate dal nulla. L’inizio è molto convincente. Mi è piaciuto molto vedere tante famiglie, un tifo corretto e un bel clima avvincente fino all’ultimo.»
Entrambe le società, a suo giudizio, si stanno muovendo bene sia sul parquet che nel rapporto con i tifosi. A Roma, spiega, mancavano figure di riferimento capaci di trascinare il movimento cestistico del territorio. Adesso qualcosa sembra cambiato.
Il ruolo alla Federazione e la Nazionale a Roma
Come coordinatore delle nazionali, il compito di Datome è costruire un filo reale tra le selezioni giovanili e la squadra maggiore. Prima del suo arrivo, e di quello di Salvatore Trainotti, quella connessione non esisteva in modo strutturato:
«Prima del mio arrivo e di quello di Salvatore Trainotti non c’era stata una collaborazione così reale tra tutte le nazionali con le varie Academy.»
Sul fronte azzurro c’è anche un appuntamento importante in arrivo: il 26 novembre la Nazionale torna a Roma dopo diciannove anni, per affrontare la Turchia. Un evento che per Datome ha un sapore particolare, considerando quanto quella città significhi per lui.
Guardando il BC, non nasconde soddisfazione nel vedere Nico Mannion in un ruolo centrale. In generale, descrive due squadre con talento distribuito e voglia di giocare in velocità, ancora alla ricerca di una propria identità, cosa che richiederà tempo.
Gli anni alla Virtus e il debito con Roma
Datome non dimentica cosa ha rappresentato Roma nella sua carriera. Era arrivato da Scafati con un obiettivo preciso: dimostrare di poter reggere i ritmi dell’alto livello. Quella scommessa è andata bene, e l’ultimo anno alla Virtus è stato il trampolino verso tutto ciò che è venuto dopo:
«Tutti sanno quanto sia legato a Roma e quanto siano stati importanti quegli anni. Senza l’ultimo anno alla Virtus non sarei andato in NBA, poi al Fenerbahce e all’Olimpia. Giocare tra i 21 e 25 anni a Roma è stato bellissimo. L’ultimo anno è stata anche la prima volta da capitano, ero un simbolo.»
Resta vivo anche il ricordo della partita del 2007 contro la Grecia, e quello di una stagione in cui era tornata la “febbre” Virtus. Un periodo che chi lo ha vissuto non ha dimenticato, e che ancora oggi la gente gli ricorda quando lo incontra per strada.
Tornato a vivere nella Capitale con le sue figlie, Datome pensa anche al futuro al di là del basket. La sua passione per la letteratura è nota, e l’idea di aprire una libreria è qualcosa che ha in mente, anche se per ora il tempo scarseggia. Nel frattempo, consiglia un titolo: La cronologia dell’acqua, romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch.




