Attacco
Glynn Watson è un playmaker di 182 centimetri dotato di ottimo QI cestistico e una buona visione, oltre che a capacità elevate di creazione per sé e per i compagni. Difatti, il set offensivo che lo vede più coinvolto (nel 42% dei casi) sono i pick’n’roll da handler. In queste situazioni, se si aggregano i punti segnati da lui e quelli dai compagni su un suo passaggio, l’americano produce ben .0972 PPP (Punti Per Possesso) in ogni partita.
Nel caso in cui sia lui il giocatore che arriva alla conclusione, solitamente Watson preferisce chiudere con un jumper dal palleggio piuttosto che attaccando il ferro, anche per via della sua statura e di un fisico che non gli permette di reggere i contatti. La sua rapidità di pensiero e di movimento, tuttavia, gli permette comunque di leggere al meglio le situazioni di gioco per capire invece quando è possibile arrivare a canestro.
Molto meno consuete sono le occasioni in cui Watson si trova senza il pallone fra le mani. In questi casi comunque il suo 39% di media da tre punti gli consente di rappresentare una minaccia importante per la difesa, producendo ben 1.370 PPP in tiri da spot up.
Questi ottimi numeri si abbassano invece quando Watson si ritrova a giocare in isolamento (0.913 PPP) e in transizione (1.063 PPP). Le due situazioni citate non sono i momenti in migliori in cui l’americano riesce a mettersi in mostra.
Da questo punto di vista, infatti, l’ex ASVEL predilige un gioco più ragionato a metà campo e in cui è in pieno controllo della situazione per sfruttare i blocchi dei compagni e leggere tutti i movimenti sul parquet. Skills che, soprattutto in isolamento, si vanno a perdere a causa di una shot creation non elitaria.
