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Home EuroLeague

Eurolega: il delirio calcolato di Jasikevicius

Massimiliano Bogni by Massimiliano Bogni
17 Mar 2022
in EuroLeague
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Sarunas Jasikevicius
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Jokubaitis. Hayes. Davies. Erano tanti gli ex della sfida del venerdì tra lo Zalgiris Kaunas e la capolista Barcellona. Ad attirare maggiormente l’attenzione e l’ovazione della Zalgirio Arena, tuttavia, non era un giocatore in campo. Se si parla di Lituania, il beniamino non poteva che essere lui. Sarunas Jasikevicius, monumento nazionale in terra baltica, personaggio rispettato dalle fazioni rivali di Rytas e Zalgiris. Portabandiera alle Olimpiadi di Pechino 2008, ogni volta che ritorna in patria è accolto come farebbe mamma col figlio di ritorno dopo un anno di Erasmus in Finlandia. Coccole, coccole e ancora coccole. Il parquet, stavolta, non ha riflettuto il medesimo spirito accomodante della tifoseria. 35 punti subiti nell’ultimo quarto dall’ultima in classifica non sono un toccasana per nessuno. Figurarsi per la prima in classifica, reduce da sei vittorie consecutive in Eurolega, che poteva approfittare dello scontro tra le più immediate inseguitrici e l’inaspettata caduta dell’Olympiacos in terra tedesca per mettere una definitiva ipoteca sul #1 seed in vista della più incerta corsa playoff degli ultimi anni della competizione sponsorizzata Turkish Airlines. Nel silenzio assordante della sala stampa, le dichiarazioni a caldo dell’allenatore blaugrana sono risuonate ancor più forti.

“Dopo la Copa del Rey è scesa la voglia di lottare, la squadra si è rilassata. Si vede. Abbiamo perso a Valencia, e non ho avvertito il dispiacere della squadra. È un pessimo segnale.” Dalla sconfitta di Kazan all’ultima uscita lituana, il filotto di vittorie del Barcellona aveva compreso due scalpi mica da ridere. Sbancare il WiZink Center è ormai diventata una piacevole abitudine, e superare questo Monaco grazie a un super Dante Exum sono due pietre angolari nella costruzione di una mentalità e un approccio vincente ai massimi livelli. La caduta fragorosa contro lo Zalgiris rischia di rallentare la corsa degli uomini di Jasikevicius? Non ce la sentiamo di essere così lapidari. Qualche granello negli ingranaggi, soprattutto a livello mentale, potrebbe però averlo insinuato. A livello di gioco e profondità del roster, in apparenza la macchina si dimostra come la più affidabile dell’intero paddock. All’infortunio di Higgins si è ovviato con la firma sino a fine stagione di Exum, rivelatosi il giocatore perfetto per la copertura dei 28 metri di campo nel gioco di Jasikevicius. I rientri di Calathes e Abrines, due fuoriclasse non più di primissimo pelo il cui minutaggio è destinato ad aumentare sì gradualmente ma non vertiginosamente, sono stati più che tamponati da annate oltre le aspettative dei vari Jokubaitis e Laprovittola. Le prestazioni insolitamente altalenanti di Davies e Sanli sotto canestro non hanno pesato sui risultati di squadra grazie all’affidabilità e alla duttilità di role players quali Smits e Sergi Martinez. Ogni componente del motore e della carrozzeria ha presentato piccole falle, immediatamente sostituito con pezzi di ricambio appena usciti dalla fabbrica o riparato dal meccanico lituano in brevissimo tempo. Considerando a maggior ragione la marcia apparentemente inarrestabile, i piccoli guasti destano maggior scalpore del dovuto? A sentire Saras, neanche per sogno.

SARUNAS AGGIUSTATUTTO

“Dobbiamo tornare a essere gente modesta e normale. Di solito è la richiesta primaria, solo dopo viene la pallacanestro. Siamo stati orribili per tutta la partita, non solo nell’ultimo quarto.” Prima di venerdì sera, le sconfitte europee del Barca erano concentrate in due periodi dell’anno, entrambi attorno alle sfide con l’Olimpia. Prima della sfida di andata, il Barca arrivava dalla rullata targata Maccabi; la sfida di ritorno, ovvero il revenge game di Malcolm Delaney, si è inserita nel contesto di tre sconfitte in quattro partite, inaugurate dalla non competitiva in casa del Baskonia. Maccabi, Baskonia e Zalgiris: tre nette sconfitte esterne, accomunate da sfoghi post partita del coach lituano. Il leitmotiv all’ombra della Sagrada Familia suona puntuale. È come se l’intera squadra necessitasse di una lavata di capo ogni dozzina di partite, campionato e coppe nazionali incluse, per poter rimettere la testa nel carrarmato e spianarsi la strada verso i traguardi più ambiti. Perdonateci, visti i tempi che corrono, l’ardita metafora, ma il cingolato guidato da Jasikevicius fornisce queste impressioni. È difficile che un inconveniente, data la solidità del mezzo, si annidi nelle profondità per emergere pian piano. Se il bullone è allentato, la cinghia si inceppa clamorosamente, riportando l’intera truppa sull’attenti.

La rabbia e lo sfogo del coach dei catalani Sarunas Jasikevicius, al termine della gara contro i biancorossi #FCBAXM #Euroleague https://t.co/0TZr2WiwpO

— Alessandro Luigi Maggi (@AlessandroMagg4) January 11, 2022

Analizzando le statistiche delle debacle europee del Barcellona, non c’è una singola voce che accomuni i referti gialli. A Tel Aviv si erano persi 10 palloni in più; al Forum si è tirato col 18,8% da 3; al Baskonia sono stati concessi 24 assist; Milano ha violato il Palau Blaugrana col 58,8% dalla lunga distanza; John Brown III ha consentito alla difesa dell’Unics di rubare 10 palloni agli handler di Jasikevicius; i 23 tiri liberi nell’ultimo quarto dello Zalgiris, al netto di un arbitraggio partigiano, non sono un dato concepibile nella visione cestistica di Saras. Difesa del ferro o perimetrale, attacco confusionario o bloccato: ogni sconfitta ha evidenziato una discriminante diversa. Un bene o un male?

MES QUE UN ENTRENADOR

A giudicare dalle altre prestazioni, ogni passo falso si è rivelato nel lungo termine il migliore delle medicine possibili. Questo gruppo, e Jasikevicius lo conosce fin troppo bene, ha bisogno di dimostrazioni pure eccessivamente eclatanti per potersi mettere in discussione. L’avere dalla propria parte un MVP come Mirotic potrebbe far sedere tutti sugli allori, credendo che a risolvere la questione, alla fin fine, possa bastare lo spagnolo di origine montenegrina. Il ribaltone di Jasi è dunque da valutare sotto questa luce: non sarà la recente vittoria col Betis ad aver sbollito i patemi del fumantino allenatore, ma il prossimo scontro con la caldissima Stella Rossa è da segnare sul calendario. Perché il Barca ci sarà, almeno con la testa.

Le frasi di Sarunas Jasikevicius, d’altra parte, non sono da leggere solo come una reprimenda dettata dalle contingenze. Esse rivelano la profondità e la difficoltà del ruolo dell’allenatore di basket. Si va oltre agli schemi offensivi o all’alternare difesa a uomo o a zona. Non è sufficiente la lettura del pick ‘n roll avversario o il mascherare la mobilità laterale della tua ala forte. Il coach deve curare l’uomo prima che il giocatore. In anni nei quali la psicologia applicata allo sport e il benessere mentale degli atleti sono tematiche che, in maniera sacrosanta, animano sempre di più i dibattiti attorno alle maggiori competizioni, le conferenze di Jasikevicius saranno oggetto di studio anche negli anni a venire. Lungi da noi considerare Saras come un eminente virologo o infettivologo, anzi. Un fine conoscitore dell’animo umano e dei caratteri del vincente, quello sì. E se i termini utilizzati possono talvolta sembrare eccessivi, lesivi della dignità di campioni affermati, è proprio in quel momento che ci si dovrebbe fermare e razionalizzare. La scuola di Obradovic inizia a mostrare i suoi frutti: se si arriva praticamente a insultare i propri uomini, non lo si fa per un gusto sadico o per frustrazione. Lo si fa per motivarli e, consapevole della fiducia che nutrono nei tuoi confronti, tirar fuori il miglior basket a loro disposizione. In questa stagione, Sarunas non ha mai fatto un nome specifico di un atleta del Barca dopo una prestazione deludente, a differenza di qualcuno (caro Ergin, you won the Cup e tutti vorremmo una maglietta col tuo faccione e le braccia alzate, ma le performance di Singleton non paiono aver giovato dalle tue accuse a mezzo stampa…). Siamo stati imbarazzanti. Non ho avvertito il dispiace della squadra. Dall’alto del suo status, anteporre il nosotros davanti allo scaricare le colpe sui quintetti è emblema dei più grandi. A prescindere dal boxscore o dai trofei conquistati.

Tags: EuroLeagueSarunas Jasikevicius
Massimiliano Bogni

Massimiliano Bogni

Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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