HomeLega BasketBurnell: «Sento la responsabilità, me la sono costruita in palestra»

Burnell: «Sento la responsabilità, me la sono costruita in palestra»

Tre stagioni a Brescia e un legame che va ben oltre il contratto. Jason Burnell, ala statunitense di 28 anni, si è preso la Germani sulle spalle e non sembra avere alcuna intenzione di mollare. In un’intervista al Corriere dello Sport, il giocatore parla di scudetto, famiglia, fede e di un rapporto con la città lombarda che definisce semplicemente speciale. Il punto di partenza è la leadership, un ruolo che Burnell non ha ricevuto in dono ma si è costruito nel tempo:

«Sento questa responsabilità ma non mi pesa. Me la sono voluta prendere costruendomela con il duro lavoro in palestra e con tutti i sacrifici fatti e che continuo a fare. È una situazione che accresce solo gli stimoli con cui mi alleno e vado in campo. L’obiettivo primario che ho è vincere e fare tutto ciò che è nelle mie possibilità per aiutare i miei compagni a esprimersi al meglio. Alla fine, ciò che conta davvero è il risultato della squadra

La corsa allo scudetto e il rapporto con Coach Cotelli

Lo scudetto non è un tabù. Quando gli viene chiesto direttamente, Burnell non si nasconde, ma inquadra subito la questione nel modo giusto: il sogno si costruisce giorno per giorno, non a parole:

«Certo, è il nostro obiettivo. Per riuscirci dobbiamo restare concentrati sul presente, lavorando ogni giorno con impegno, umiltà e determinazione. Essere noi stessi, fidarci tra noi e crescere insieme come gruppo è la strada fondamentale per realizzare questo sogno.»

Un ruolo centrale nel percorso di crescita del giocatore lo ha avuto coach Cotelli, descritto con parole che vanno oltre il semplice rapporto tecnico:

«Sa bene quando chiedere di più per responsabilizzarti, riuscendo a trasmettere fiducia e sicurezza. Questo equilibrio è fondamentale per un giocatore. È un grande uomo e ha anche una grande intelligenza cestistica, questo aiuta tutta la squadra a migliorare.»

Famiglia, fede e l’amore per Brescia

Burnell è figlio d’arte: suo padre Frank è inserito nella Hall of Fame del basket americano. Crescere con quel cognome ha significato fare i conti con aspettative elevate, ma il giocatore ha scelto di trasformare quella pressione in carburante:

«Ho lavorato per costruire la mia identità e non essere solo il figlio di Frank» racconta. «Portare il nome Burnell è qualcosa che mi rende orgoglioso ogni giorno.»

Fuori dal campo, i pilastri sono chiari: la fede, la moglie e la figlia Jhersi Rose.

«Non c’è nulla di più bello che svegliarsi al mattino o tornare a casa dopo una lunga giornata e vedere il sorriso delle persone che ami» dice. Nel tempo libero trova spazio per i videogiochi, la lettura e tanta pallacanestro vista da spettatore, per continuare a migliorarsi.

Su Brescia, infine, non ha dubbi:

«È una città magnifica, a misura d’uomo. Io e la mia famiglia ci troviamo benissimo e questa esperienza ha un valore speciale per noi. Sarà sempre un luogo importante nel nostro cuore, indipendentemente da quello che succederà in futuro.»

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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