I New York Knicks aprono la preseason con un nodo contrattuale irrisolto al centro del roster. Karl-Anthony Towns, uno dei protagonisti del titolo NBA conquistato la scorsa primavera, non nasconde la frustrazione per le trattative sul rinnovo: “Non si mette bene”, ha detto senza giri di parole alla vigilia della prima partita.
Towns vuole restare, ma il gap è reale
Towns è eleggibile per un’estensione quadriennale da oltre 276 milioni di dollari. Attualmente percepisce 57 milioni per questa stagione, con un’opzione giocatore da 61,1 milioni per la prossima. Un giocatore di quel calibro — sei All-Star, 15,9 punti, 10,6 rimbalzi e 4,9 assist di media nella corsa al titolo — non lascia spazio all’ambiguità su cosa si aspetti in cambio.
“Voglio fare qualcosa che tenga insieme la squadra e lavori con i Knicks, valorizzandomi allo stesso tempo. Nessuna di queste cose è nemmeno lontanamente vicina dall’accadere”, ha dichiarato Towns. E alla domanda se un campionato appena vinto meriti un rinnovo adeguato, la risposta è stata immediata: “Certo, c***. Ho appena vinto un titolo. A meno che non pensiate che fosse una cosa facile.”
Il vincolo del secondo apron complica tutto
Il problema non è solo contrattuale, è strutturale. Il proprietario James Dolan ha dichiarato che i Knicks non intendono superare la soglia del secondo apron salariale — un limite che impone restrizioni significative alla costruzione del roster. Una posizione che ha già prodotto la mancata conferma di Mitchell Robinson essendo consapevole delle difficoltà nel mantenere un core da campioni.





