I New York Knicks si sono ufficialmente qualificati alle NBA Finals grazie a un netto 4-0 sui Cleveland Cavaliers nelle ECF, chiuso nella notte di martedì con un 130-93 che lascia poco spazio a interpretazioni. È la prima volta nel ventunesimo secolo che la franchigia newyorkese accede all’atto conclusivo della stagione, e i numeri di questa postseason indicano una squadra che non ha semplicemente vinto: ha dominato in modo statisticamente inedito nella storia della lega.
Il dominio di Gara 4
I Knicks hanno controllato la partita sin dalla palla a due. Il parziale del primo quarto, 38-26, ha dato il ritmo a una serata in cui Cleveland non ha mai trovato contromisure efficaci. I quarti successivi hanno seguito lo stesso copione: 30-23, 30-22, 32-22. Il vantaggio massimo ha raggiunto i 45 punti.
Sul piano collettivo, New York ha prodotto numeri di alto livello: 49% dal campo, 44.2% dall’arco su 43 tentativi, 67 rimbalzi totali di cui 20 in attacco. Dalla panchina sono arrivati 58 punti, con 33 in contropiede e 32 in seconda chance, entrambe voci che riflettono l’intensità con cui i Knicks hanno aggredito ogni singolo possesso.
Cleveland infatti ha sofferto in modo particolare nella gestione della palla: 22 palle perse, trasformate da New York in 34 punti. Donovan Mitchell ha chiuso con 31 punti, ma con 4 palle perse e senza sostegno reale dai compagni. Ma questo non solo in Gara 4, l’intensità dei Knicks sembra aver totalmente imbrigliato i Cavs fin dall’inizio della serie.
I protagonisti
Karl-Anthony Towns ha chiuso con 19 punti, 14 rimbalzi e il 72.7% dal campo, con un perfetto 3/3 dall’arco. Il suo plus/minus di +25 è il più alto tra i titolari. OG Anunoby ha contribuito con 17 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, segnando 11 dei suoi punti in transizione. Landry Shamet, uscendo dalla panchina, ha realizzato 16 punti con 4/4 dall’arco e un plus/minus di +28. Miles McBride ha aggiunto 11 punti con il 60% da tre e 3 palle rubate. Josh Hart ha chiuso con 11 rimbalzi e 6 assist, confermando il suo profilo di giocatore di contributo ad alto impatto.
Il capitano e idolo della tifoseria Jalen Brunson ha gestito Gara 4 con 15 punti, 5 assist e +16 di plus/minus, senza dover forzare in una partita che non lo richiedeva. È la sintesi del suo ruolo in questa serie: non sempre il migliore realizzatore, ma il giocatore attorno a cui si organizza il sistema offensivo dei Knicks.
Il riconoscimento di MVP delle Eastern Conference Finals è la logica conseguenza di una prestazione complessiva nelle quattro gare che ha confermato Brunson come il punto di riferimento tecnico e tattico di New York. Arrivato da Dallas senza grandi aspettative, ha progressivamente assunto un ruolo centrale nella ricostruzione della franchigia, portandola ora a disputare le Finals.

Record su record
In tutta la storia della NBA, nessuna squadra aveva mai chiuso tre serie diverse nella stessa postseason con un margine superiore ai 30 punti nell’ultima partita. I Knicks lo hanno fatto in tutte e tre le serie disputate: +51 contro gli Atlanta Hawks (Gara 6, 140-89), +30 ai Philadelphia 76ers (Gara 4, 144-114) e infine i +37 vs Cleveland Cavaliers nell’ultima Gara 4, 130-93.
Dopo le prime difficoltà contro Atlanta, con le sconfitte di un solo punto in Gara 2 e Gara 3, i Knicks hanno vinto 11 partite di fila, senza mai perdere il filo nella seconda metà del primo turno e nel corso delle due serie successive.
In 11 vittorie, i Knicks hanno accumulato un differenziale complessivo di +271 punti, con uno scarto medio di 19.4 punti per partita. È il margine medio più alto mai registrato da una squadra che arriva alle Finals, superando i Golden State Warriors del 2017, che in quella postseason avevano chiuso con una media di 16.3 punti di scarto, già un dato considerato eccezionale per una delle formazioni più forti degli ultimi vent’anni.
Ad un passo dalla storia
L’ultima apparizione dei Knicks alle Finals risale al 1999, con Patrick Ewing, Allan Houston e Larry Johnson. Da allora, la franchigia ha attraversato un lungo periodo difficile, segnato da ricostruzioni incomplete, scelte di mercato discutibili e risultati deludenti. La gestione di Carmelo Anthony aveva portato qualche aspettativa, rimasta però disattesa.
La svolta è arrivata progressivamente: con Leon Rose in dirigenza, Tom Thibodeau come allenatore prima e Mike Brown poi, la costruzione paziente di un roster equilibrato. L’acquisizione di Towns, l’aggiunta di Anunoby, l’arrivo di Bridges, la crescita di McBride e la continuità di Hart hanno completato una squadra che adesso si presenta alle Finals come la più dominante di questa postseason.
I Knicks attendono l’avversaria dalla Western Conference: Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs sono fermi sul 2-2. Qualunque sia l’esito, New York si presenta all’appuntamento con undici vittorie consecutive, il miglior differenziale di sempre per una squadra in questa fase e una panchina che in questa postseason ha dimostrato di poter cambiare l’inerzia delle partite.
Il percorso fino a questo punto parla da solo. Ciò che resta da stabilire è se questa squadra riuscirà a completare il lavoro
