Ospite di Basketball Sphere, Kyle Hines, centro dell’Olimpia Milano, ha parlato della sua carriera ora che, a quanto pare, potrebbe essere quasi arrivato il momento di dire basta con il basket giocato. Ecco i passaggi più significativi.
Sulla sua carriera
“Cosa cambierei della mia carriera? Nulla. Mi piacerebbe rivivere tutto (ride). Credo fermamente che tutto accada per una ragione. Se cambiassi qualcosa, anche solo un dettaglio, forse tutto questo non sarebbe accaduto. Sto vivendo un sogno qui in Europa. Quando sono arrivato, non potevo di certo immaginare che avrei raggiunto i traguardi che ho raggiunto”.
Il momento indimenticabile
“La mia prima stagione con l’Olympiacos, quando abbiamo vinto EuroLeague. Quella finale ha avuto l’impatto maggiore su di me, perché fin dall’inizio mi ha dato la motivazione per capire meglio cosa significhi essere ad un livello così alto. Raggiungere un tale risultato in età così giovane mi ha aiutato a stabilire degli standard e a capire come voglio che sia il resto della mia carriera”.
Sull’opportunità di giocare con tantissimi campioni
“Ho imparato un po’ da tutti. A partire dall’Olympiacos e da Vassilis Spanoulis, da cui ho imparato l’etica del lavoro e cosa significa essere un leader, fino a Milos Teodosic, da cui ho imparato che tipo di approccio devo avere e come leggere il gioco. Nel mio primo anno al CSKA ho giocato con Nenad Krstic, con cui ero simile.
Sergio Rodriguez e Nando de Colo mi hanno aiutato a capire cosa significa essere consistenti. Poi ho giocato di nuovo con Chacho a Milano, così come con Vladimir Micov, Malcolm Delaney e Shavon Shields, con cui gioco oggi. Tutti mi hanno aiutato e ho preso un po’ da ognuno di loro. È stata una delle esperienze più importanti per la mia carriera”.
Non manca anche qualche giocatore con cui Kyle Hines avrebbe voluto giocare:
“Ho sempre desiderato giocare con i grandi di ‘EuroLeague come Dimitris Diamantidis o Theo Papaloukas. Due grandi playmaker che all’epoca rendevano la vita più facile ai centri. Sono due giocatori con cui vorrei avere l’opportunità di giocare”.
Su una possibile naturalizzazione
“Sì, ho avuto l’opportunità di farlo, ma non l’ho presa in considerazione. Sono grato per la possibilità di rappresentare un Paese, ma non ho mai voluto togliere questa opportunità a qualcun altro. Parlando con alcuni ragazzi, ho capito cosa significa per loro giocare per la Nazionale.
Per me non avrebbe avuto lo stesso significato di chi è cresciuto in Serbia o in Grecia, il cui sogno era quello di indossare la maglia della nazionale. Quando si guarda EuroBasket, la Coppa del Mondo FIBA, si vede quanto ci tengono. Non farei mai una cosa se non la sentissi al 100%”.
Su Punter e LeDay
“Ettore Messina ha permesso a entrambi di capire come guidare la squadra ed entrambi hanno dato un grande contributo al successo di quella stagione. Hanno avuto l’opportunità di giocare ed allenarsi vicino a veterani come me, Rodriguez, Micov e questo li ha certamente aiutati a essere più maturi, almeno credo. Ora sono più consapevoli. Kevin Punter era un buon giocatore anche prima, lo conosco da quando giocava con Lavrio.
Guardate dove si trova ora: è il capitano del Partizan. E la leadership è qualcosa che ha ulteriormente migliorato, capisce come si guida una squadra. Sa di poter aiutare la squadra anche ad alto livello, come è successo a Milano. Lo stesso vale per Zach LeDay, che dimostra maturità e capisce cosa serve per restare costantemente ad alto livello. La costanza è una delle cose che ha dimostrato nella sua avventura al Partizan, ed è per questo che i tifosi lo amano”.
Sull’evoluzione del suo ruolo
“Questo è il bello della pallacanestro, il gioco che cambia costantemente. Quando sono arrivato, il gioco era molto rigido per quanto riguarda i ruoli. I centri erano molto più coinvolti nelle azioni. Con l’evoluzione del basket, ci sono stati sempre più giochi senza ruoli fissi e centri sottodimensionati. Ora le squadre tirano molto di più da tre punti, cercano di segnare più punti possibili e continueranno in questa direzione. Non è mai la stessa cosa, per questo la gente si diverte. E a me piace far parte di questo cambiamento”.
