Uno dei tanti quintetti assurdi schierati dalla Virtus a Vitoria, con tre lunghi (sic), Diarra, Smailagic e Alston insieme ad Edwars e Vildoza prende un break devastante e gli altri quintetti assurdi (come quello dei nani in apertura di secondo tempo, con Jallow da 5 e Niang da 4) non riescono, prevedibilmente, a recuperare per le V nere. Il Baskonia ringrazia ed approfitta contro una squadra che appare al limite della schizofenia e con una qualità offensiva francamente molto bassa. Vince con merito un Baskonia sempre avanti.
Giocatore decisivo: Luwawu-Cabarrot ha sempre preso per mano la squadra nei momenti più difficili. E non solo in attacco, ma anche in difesa, in particolare contro Edwards che lo soffre molto.
Da rivedere: questa sera, i quintetti di Dusko Ivanovic sono parsi difficilmente comprensibili e con combinazioni “creative” sono arrivati tutti i break del Baskonia. Al contrario, con l’unico quintetto “normale” la Virtus aveva ricucito. Forse meno fantasia e più normalità, quella che il coach montenegrino era riuscito a dare l’anno scorso, potrebbe essere una medicina efficace per il difficile momento della Virtus in Eurolega.
Baskonia Vitoria – Gazteis
Diakite 6: pochi minuti ma un buon tasso di energia
Simmons 7: partita poco visibile ma molto concreta, 7 assist, molta difesa e molto ordine anche nella corsa per i suoi.
Nowell 6,5: entra per Simmons e non lo fa rimpiangere, grande tasso di attività anche da parte sua e tiri molto importanti.
Villar 6: buoni minuti.
Diallo 7,5: in pochi minuti fa praticamente tutto bene, domina sotto le plance, mette insieme punti, annulla Smailagic, partitone.
Kurucs 6: uno dei tanti giocatori del Baskonia che senza brillare non fanno mai scendere l’intensità.
Sedekerskis 7,5: il collante del Baskonia, continuo dietro, prezioso davanti e a rimbalzo, i molti minuti concessi da Galbiati parlano di un giocatore imprescindibile.
Luwawu-Cabarrot 8: ancora più importante di quanto dicano i punti, efficacissimo in difesa e soprattutto
Spagnolo 6: ordinato, non prende troppe iniziative, la partita passa un po’ lontano da lui ma non va in difficoltà.
Diop 6,5: poco visibile ma efficacissimo in difesa e a rimbalzo.
Frisch s.v.
Hrabar s.v.
Virtus Bologna
Vildoza 5,5: momenti positivi in fase di creazione del gioco ma non fa canestro veramente mai, e la Virtus ha bisogno di lui anche in attacco.
Edwards 5: sparacchia malissimo, fa confusione in attacco, non ha una buona serata in difesa, notte da dimenticare.
Pajola 5,5: altra brutta serata, anche se è come sempre il migliore negli assist. Periodo di forma poco brillante, ci sta.
Niang 8: losing effort, partita clamorosa, non a caso quando fa il 3 per gran parte del tempo. Le cifre sono da far strabuzzare gli occhi, peccato che la prestazione arrivi in una serata così modesta di squadra.
Smailagic 4,5: alla peggiore in stagione, soffre moltissimo i lunghi del Baskonia, non è mai pericoloso in attacco e per giunta quando gioca 4 sembra del tutto spaesato.
Taylor s.v.: entra a babbo morto, sbaglia una tripla, nient’altro.
Alston jr. 5: ci prova a tratti, quando gioca da 3 è imbarazzante, da 4 aprendosi almeno è pericoloso, dietro è un giro sotto la fisicità avversaria.
Hackett 5,5: il nuovo numero 3 della Virtus essenzialmente si distingue a rimbalzo (4), in difesa ovviamente soffre, in attacco ovviamente non produce.
Morgan 5: vedi Edwards, serataccia, sparacchia a salve e dietro concede un po’ di tutto.
Diarra 6: entra e tutto sommato in attacco fa il suo, anche se dietro fa ancora collezione di ingenuità. Se dargli 4 minuti alla volta, anche nella serata in cui Smailagic sembra il cugino scarso, sia una grande strategia per la sua crescita lo dirà il resto della stagione.
Jallow 6,5: un po’ come tutti, quando può giocare nella sua collocazione naturale o almeno in una vicina fa il suo, è pure preciso al tiro e dietro si fa valere. Da numero 5, ecco, anche no.
Diouf 6: nettamente il migliore dei lunghi anche se non sempre lucido, fa però una partita positiva, meglio delle ultime uscite.
Ivanovic 4: la Virtus la perde per uno dei quintetti “fantasiosi” che il coach montenegrino mette in campo: tre lunghi con Alston da ala piccola, mantenuti una manciata di minuti, e il break non si ricuce più. Questa squadra sembra aver bisogno delle gerarchie che aveva a inizio stagione e che ora paiono sparite in un magma di quintetti sperimentali che portano ad attacchi da film horror.
