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LBA Game of the Week: Happy Casa Brindisi – De Longhi Treviso

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Brindisi

Tra sorprese e conferme, nel week end si è giocata la quarta giornata del campionato di serie A. Milano mantiene agevolmente la vetta, mentre dietro si sgomita per un posto al sole. Nel terzetto all’inseguimento dei lombardi, però, c’è una parziale sorpresa. Con Venezia e Sassari, attese, infatti, c’è la Happy Casa Brindisi a quota sei punti. I pugliesi, dopo il KO iniziale, hanno infilato la terza vittoria consecutiva battendo Treviso al Pala Pentassuglia e confermandosi ancora una volta mina vagante del campionato. Andiamo a vedere i temi tattici dell’incontro.

E’ ANCORA IL PICK&ROLL LA CHIAVE PER LE VITTORIE

È quasi un luogo comune quando si parla di basket moderno, ma anche nella partita di Brindisi il pick&roll, la sua interpretazione offensiva e la capacità di difenderlo hanno avuto un peso decisivo sull’esito dell’incontro. Avevamo già parlato in passato di questo argomento, ma nella vittoria della Happy Casa si può dire che sia stato assolutamente il fattore determinante per l’attribuzione dei due punti.

Partiamo, come al solito, da qualche numero che illustra la situazione: contro la De Longhi, Brindisi ha prodotto trentaquattro punti su trenta possessi in cui ha chiuso l’azione giocando pick&roll, 1.13 punti per posesso, quando nelle prime tre partite di campionato si era fermata a 0.81. Un dato che non sorprende, se notiamo che Treviso sia ultima in serie A per punti concessi da situazione di pick&roll (includendo anche i passaggi in uscita) con 1.18 punti per possesso subiti, quando la media in campionato è di 0.92.

Un mix di problemi nella struttura difensiva e di attitudine di diversi giocatori, come possiamo notare dal video. I padroni di casa hanno segnato quasi a piacimento dal pick&roll, sia giocandolo sul lato “scarico” del campo (ossia con l’angolo di lato forte vuoto, in gergo “Empty”) che sul lato “carico” (con angolo di lato forte pieno).

Questa prima situazione è stata quella che più ha messo in crisi la difesa trevigiana. Il sovraccarico del lato debole ha sollecitato al massimo la difesa in aiuto della De Longhi, che ha mostrato preoccupanti problemi in termini di comunicazione e consapevolezza difensiva individuale.
Con le cose che non sono andate tanto meglio nemmeno quando Brindisi ha giocato il pick&roll sul lato carico del campo.

Vediamo responsabilità un po’ di tutti i componenti dei quintetti di Max Menetti. Da una prima linea che salta troppo facilmente a difensori in aiuto che non comunicano, finendo spesso in due sullo stesso giocatore e lasciando tiri aperti comodi agli avversari.
L’Happy Casa ha notato queste difficoltà e nella rimonta del secondo tempo ha chiaramente spinto su questo aspetto tattico per rimettere in piedi la gara. Illuminante un’azione a inizio quarto periodo in tal senso. Notate quanti pick&roll giochi Brindisi nella stessa azione, fino a quando la difesa di Treviso non commette, inevitabilmente, un errore e arrivano tre punti per Willis.

IL GIOCO CORNA DELLA HAPPY CASA E LE USCITE PER I TIRATORI

Un’altra situazione di gioco dove i padroni di casa hanno spesso segnato è stata su un semplice set “Corna”, con un ribaltamento di lato che ha, di nuovo, mandato in crisi la difesa di Menetti.

Ancora, da una parte c’è l’ottima capacità dei brindisini di sviluppare il proprio gioco e riconoscere rapidamente le letture, trovando tiri comodi. Dall’altra, però, una difesa troppo morbida che pasticcia, con aiuti lato debole troppo profondi seguiti da recuperi pigri sul perimetro, difese deboli in post o anticipi troppo accentuati che conducono a tagli backdoor e punti semplici per gli avversari.

Certo, non ci sono solo brutte notizie per la De Longhi, che, comunque, per oltre venti minuti ha fatto partita di testa, giocando anche molto bene in attacco. In particolare è sempre un piacere vedere all’opera David Logan all’interno dei set che lo staff trevigiano gli ha cucito addosso per uscire dai blocchi e tirare da tre punti. Cosa che, come vediamo dal video, anche Brindisi ha preparato ottimamente per il proprio cecchino, D’Angelo Harrison.

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n.fiumi
Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata.Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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