Primo big match stagionale del campionato quello tra Reyer Venezia e Dinamo Sassari, in una quinta giornata che, tra le varie cose, ha visto procedere il cammino di Milano, riprendere quello della Virtus Bologna, ma anche la prima partita rimandata causa Coronavirus.
Oggi ci concentriamo, ovviamente, sulla gara del Taliercio, che è stata vibrante e molto divertente e ha messo a confronto due squadre che giocano un basket decisamente peculiare.
LA SFIDA DEL POST BASSO
Dicevamo delle caratteristiche particolari della Reyer Venezi e della Dinamo Sassari. In un gioco sempre più votato alla corsa e sbilanciato sugli esterni, la gara tre le due squadre che vanno, nettamente, più di tutti in post basso, non poteva che essere di assoluto interesse.
Considerando le azioni che si concludono con un tiro dal post basso o con un tiro che deriva da un passaggio in uscita dal post, Sassari è prima in Serie A con oltre venti possessi a incontro così giocati e Venezia è seconda con oltre sedici, laddove la media del campionato è di poco superiore ai dieci possessi per partita. Speculare il discorso per i punti prodotti da queste situazioni: 18,2 per Sassari (prima) e 17 per Venezia (terza), quando la media del torneo è di 9,7.
Scelte che, ovviamente, dipendono molto dal personale a disposizione. Walter De Raffaele ha la stazza di Watt e Fotu, mentre Gianmarco Pozzecco valorizza non solo Miro Bilan, ma anche i vari Tillman, Bendzius, Burnell e Treier, facendo della palla in post davvero una fonte primaria di gioco, anche solo per iniziare l’azione e non necessariamente per concluderla.
La partita non è sfuggita da questo copione. Venezia ha prodotto venti punti da diciassette situazioni di post basso, Sassari ventiquattro punti in ventitré possessi.
I padroni di casa hanno subito messo in chiaro come per la difesa non fosse una grande idea mandare raddoppi da lato debole.
Watt ha ottime capacità di lettura che vediamo qui magnificate dal resto della squadra, brava con i penetra e scarica a costruire un tiro eccellente per Michael Bramos.
Venezia che, dalla passata stagione, ha mantenuto gli “split”, sia lato debole che lato forte, una volta che la palla arriva in post basso. Questo per impedire alla difesa di aiutare sul giocatore in possesso di palla troppo facilmente o, nel caso accada, in modo da avere un esterno che può sfruttare il blocco di un giocatore in quel momento non marcato, visto che il suo uomo è impegnato nel raddoppio. Con la conseguenza che nessuno potrà aiutare il difensore del giocatore che sfrutta il blocco.
Ne vediamo qui un paio di esempi, dove l’esterno sul perimetro può sfruttare un blocco non difeso, anche se la palla non esce dal post.
Nella vittoria di domenica, poi, la Reyer Venezia ha sfruttato tanto il gioco uno contro uno di un eccellente attaccante dal post come Isaac Fotu: l’anno scorso secondo in serie A per punti per possesso creati dal post basso, dietro proprio a Bilan, considerando i giocatori con almeno cinquanta possessi conclusi in post. L’ex Treviso ha giocato la sua miglior partita di quest’anno, con De Raffaele che ha puntato forte su di lui sapendo bene come la Dinamo, difensivamente, in post basso non avesse lo stesso impatto rispetto alla metà campo offensiva (tredicesima per punti concessi da situazione di post up).
La scelta dei lagunari è stata chiara: affidare la palla al neozelandese aprendogli quanto più possibile gli spazi, con quattro giocatori sul perimetro e obbligando la difesa a scegliere se rimanere in single coverage o scoprirsi con dei raddoppi. Sassari ha optato quasi sempre per la prima opzione, ma in linea di massima la scelta non ha pagato grandi dividendi.
Banco di Sardegna, però, che si è rifatto con gli interessi dall’altra parte del campo. Anche Venezia ha subito testato la capacità degli isolani di far uscire la palla dal post in caso di raddoppi o aggiustamenti difensivi.
Poi Pozzecco ha iniziato a mandare in post basso le sue ali, a partire da un Eimantas Bendzius che, rispetto alle sue abitudini in carriera, quest’anno sta vedendo molto più del solito la palla affidata a lui in quelle zone, peraltro con buoni risultati.
Quello che è interessante notare è la posizione di Bilan, nel cosiddetto “dunker spot” (la porzione di campo lungo la linea di fondo subito fuori dall’area colorata), pronto a giocare in opposizione al lungo in possesso di palla. Cosa che rende molto difficile per la difesa mandare un raddoppio da quella posizione, oltre a mantenerlo nella condizione migliore per un rimbalzo offensivo.
Un raddoppio da parte dell’uomo che marca Bilan lo lascerebbe libero sotto canestro o comunque forzerebbe la difesa a rotazioni parecchio complesse. Così, di fatto, la scelta della Reyer di non raddoppiare ha sempre portato i giocatori di post sassaresi a giocare degli uno contro uno. Anche con combinazioni diverse da quella Bendzius-Bilan.
Diversa la strategia, invece, con Miro Bilan in post. Come per Venezia con Fotu (non a caso Bilan è stato l’unico giocatore con un rendimento migliore del suo in post l’anno scorso), anche Sassari ha scelto di lasciare spazio al proprio centrone, aprendogli spazi con quattro tiratori sul perimetro.
Anche in questo caso la difesa è stata forzata a scegliere se sperare nell’accoppiamento uno contro uno o nel provare a mandare qualche raddoppio, quasi sempre punito da uno scarico coi tempi giusti, al netto dell’esito dei tiri conseguenti.
LA DIFESA “NEXT” DELLA REYER VENEZIA
La Reyer Venezia è sempre fonte inesauribile di idee e concetti difensivi. Coach Walter De Raffaele spinge tanto sul gioco nella propria metà campo e propone continui aggiustamenti che, da un punto di vista tattico, rendono sempre estremamente interessante la visione della partite di Tonut e compagni.
Un paio di settimane fa avevamo parlato delle difficoltà dei lunghi veneziani a difendere sui pick&roll di Pesaro, in particolare non avendo Watt e Vidmar piedi rapidi per effettuare uscite fuori dai tre punti e recuperare in tempo dentro l’area senza mettere in difficoltà la propria difesa.
L’aggiustamento di De Raffaele non si è fatto attendere, implementando concetti di difesa “next” che potete vedere illustrati mirabilmente dai ragazzi di Slappin’ Glass, account twitter, e newsletter, caldamente consigliati se volete approfondire questioni legate agli aspetti tecnico/tattici del gioco.
{ "Next Defense" – Single Side Coverage } Coach De Raffaele of Italy's Reyer Venezia employs some interesting "Next Defensive" concepts, and it gives great food for thought. Here's a look at their recent rotations when the ball is funneled toward the "Single Side" in a PnR. pic.twitter.com/EBIyweeGfk
— Slappin' Glass (@SlappinGlass) October 20, 2020
Questo tipo di difesa è pensata esattamente per proteggere i lunghi meno mobili, permettendogli, specie sui pick & roll, di rimanere in posizione di contenimento, non dovendo stancarsi su difficoltose uscite sul perimetro e potendo presidiare al meglio l’area.
Di conseguenza, però, molto lavoro, sia fisico che di coordinazione, è richiesto agli altri quattro giocatori. Il nome “Next”, d’altronde, è dovuto al fatto che le competenze difensive passano al difensore “successivo”, in una serie di rotazioni e cambi che si innescano da lato debole.
In sostanza, sul pick&roll il difensore del palleggiatore si limiterà a passare sotto il blocco, o a inseguire, mentre il lungo potrà rimanere in posizione di contenimento, sapendo che sta arrivando l’aiuto del difensore di lato debole, che andrà a prendere il palleggiatore. Il cui difensore dovrà essere rapido a sprintare per recuperare, a sua volta, sull’attaccante di lato debole rimasto temporaneamente libero.
Una scelta certo non scontata e che, comunque, richiede un’organizzazione difensiva di alto livello, che certo alla Reyer Venezia non manca. Chiaro, i risultati non sono sempre stati ottimali. Ma resta comunque una chiamata interessante e che, a posteriori, ha dato i suoi frutti.
Costringendo Sassari a vedere disposizioni difensive insolite sullo sviluppo del pick&roll, che ne hanno comunque tolto fluidità, e, al contempo, permesso ai lunghi veneziani di non spremersi eccessivamente, evitando magari falli in eccesso e conservando energie per la metà campo offensiva che poi, come abbiamo visto, ha fatto la differenza.
