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LBA: Umberto Gandini detta le regole

Non esiste crescita senza sostenibilità. Con queste parole Umberto Gandini, presidente di LBA, conclude l’intervista rilasciata a Piero Guerrini sulle colonne di Tuttosport. La pagina dedicata alle dichiarazioni del patron di Legabasket è piena di pregevoli intenzioni e lodevoli iniziative in rampa di lancio, riguardanti ogni spicchio della sfera cestistica. La Frecciarossa Final Eight appena conclusasi, che ha visto il ritorno della capienza dei palazzetti al 60% a partire dalle semifinali, ha fatto parzialmente riassaporare il tipico contorno del caloroso pubblico di casa nostra. Se le percentuali di riempimento delle arene (con capienza al 35%) si attestava sul 73% dei seggiolini disponibili, Gandini ha ragione di credere che il trend non possa che aumentare all’allentarsi delle restrizioni. Opportunità per le società di respirare dopo un paio di esercizi difficili, spesso in rosso, che hanno pesato su possibili investimenti e progetti a lungo termine. Le eccezioni, per fortuna, non mancano: il presidente cita i palasport in fieri di Cantù e Brindisi, la Cittadella dello Sport di Tortona, le strutture di una neopromossa come la GeVi Napoli. Piazze dal seguito fedele ma non dal bacino irraggiungibile delle Milano o delle Bologna, che hanno saputo agire con lungimiranza e oculatezza. Minimizzando i rischi e, passo dopo passo, adattandosi alla realtà contingente.

Semplicemente, non può esserci troppo sbilanciamento. Il monito lanciato da Gandini risuona costante, col rischio di risultare monotono. L’introduzione del budget minimo (non è stata ufficializzata la cifra, ma è già un primo passo) e di una percentuale richiesta proveniente dalle sponsorizzazioni sono aggiornamenti volti ad assicurare un minimo di sicurezza sulla competitività minima dei club al momento dell’iscrizione al campionato. Il manuale delle licenze è stato consegnato: ora la palla passa a Gianni Petrucci. La FIP, firmando il manuale, delibererebbe una possibile svolta razionale della gestione della pallacanestro italiana. Moltissimi i temi caldi: il controllo a cadenza annuale dei bilanci; la garanzia di investimenti in ambito infrastrutturale, pur dovendo fare i conti con la cronica deficienza di impianti di proprietà; l’annosa questione dei diritti di immagine, inseriti all’interno del manuale ma che vedranno dedicata una discussione specifica; la partecipazione ad almeno due campionati di Eccellenza di formazioni del settore giovanile, senza indicazione di età minime o massime per gli atleti iscritti; la progressiva professionalizzazione del basket, a livello dirigenziale e in ogni spettro dell’organigramma (comunicazione, marketing, biglietteria, allenatori del settore giovanile…).

La presidenza, che sarà vacante in ottobre,  si dichiara costantemente al lavoro in difesa degli interessi delle società: ascolti televisivi in linea con le stagioni passate e biglietterie sempre più ansimanti suonano campanelli d’allarme che la Legabasket sente squillare forte e chiaro. Tra il dire e il fare, dice l’adagio, c’è di mezzo una buona fetta di club favorevole all’ampliamento del numero di iscritti alla LBA e altri chiaramente contrari. Le parole di Messina e di Gandini predicano due cose: calma ed equilibrio. Fare voli pindarici rischia non solo di non pagare alcun dividendo, ma di bruciare le ali di quel poco di entusiasmo che si scorge ardere sotto le ceneri della nostra amata pallacanestro. 16 squadre vanno bene? In un mondo ideale, forse sarebbero addirittura poche. Nell’Italia messa alle corde dal Covid-19, forse sarebbero troppe. Se Gandini picchia forte sul tasto delle garanzie, si presume che anche le parole dell’ex assistente di Popovich non passeranno in sordina…

Belle parole, non c’è dubbio. Quelle che ci si aspetta dal presidente della Lega. Seguiranno i fatti? Lo speriamo tutti, chi più chi meno. Su una cosa noi “addetti ai lavori” ci sentiamo di dire la nostra: è vero, presidente Gandini. Ha ragione. Le idee innovative e le nuove proposte andrebbero comunicate meglio. In alcuni casi, è già molto che venissero solamente comunicate. Non solo per far crescere l’interesse, ma per non annientarlo in chi, con immensi sforzi, cerca di coltivarlo nei piccoli orticelli. Nelle botti piccole c’è il vino buono. Ma se il vigneto fornisce uva marcia, le cantine non possono fare miracoli…

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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