Perché cambiare le regole?
L’importanza di questo cambio di regole, che incide soprattutto sui match di alto livello, è legata alla possibilità di correggere errori che magari sfuggono in campo, sul momento. È stato ampliato il tempo di correzione di un errore (per il dettaglio vedi il link delle modifiche) ed i diversi errori sono stati accorpati in due famiglie. Se poi qualcosa sfugge in campo, sia FIBA che EuroLeague monitorano, in diretta, tutti i match con un gruppo di tecnici dedicati, se la cosa accade nei primi 38 minuti di gioco, correggere – soprattutto grazie alle immagini – diventa estremamente semplice. Se invece accade negli ultimi due minuti del quarto “quarto” o nel tempo supplementare l’errore deve essere corretto prima che la palla ridiventi viva dopo l’interruzione del gioco in cui si è scoperto l’errore.
Ci saranno benefici nel gioco?
Nel lungo periodo sicuramente si, tutti impareranno modalità e tempistiche di applicazione delle stesse. Probabilmente all’inizio avremo qualche errore nella correzione dell’errore, o qualche recriminazione sulla sua non correzione. È chiaro che nella mente umana prevalga sempre il sentimento di giustizia, e tutti vorremmo che ogni errore fosse corretto, ma lo spirito delle regole è quello di non dare vantaggio a nessuno. Stabilire una dead line per intervenire o meno, a volte può sembrare una gabbia, ma stare dentro questi termini garantisce a tutti i protagonisti lo stesso trattamento e le stesse possibilità di applicazione corretta.
Personalmente ritengo questa nuova stesura migliorativa rispetto al precedente sistema di correzione. Il fatto che EuroLeague si uniformi a FIBA aiuta gli arbitri a non cambiare “registro mentale” in base a quale competizione si trovino a dirigere. Un aspetto da esplorare sarà l’effetto psicologico delle correzioni – ritardate- su squadre e arbitri.
Sulle prime certe correzioni potrebbero incidere – in positivo/negativo – sull’inerzia della gara (punteggio e tempo) o sull’atteggiamento dei giocatori (conteggio dei falli). Sui secondi: metabolizzazione dell’errore, prestazione individuale, lavoro di squadra. Una correzione – ritardata – provocherà comunque un’interruzione più lunga, magari qualche discussione con i coach, un iniziale sentimento di frustrazione un po’ per tutti.
Per evitare confusione sarebbe opportuno che tutte le componenti attive del gioco: allenatori, arbitri, dirigenti, giocatori e personale in panchina, conoscessero bene la materia. Ma soprattutto affrontassero il problema, quando sorge, con calma e senza alzare la voce, fretta e urla sono i principali nemici di una corretta gestione degli errori.
