LeBron James ha lasciato ufficialmente i Los Angeles Lakers dopo 8 anni, e in queste ore stanno uscendo molte indiscrezioni su come il rapporto tra le parti si fosse deteriorato ormai da anni. Il momento della rottura definitiva sarebbe stato dopo la controversa operazione di mercato che portò Russell Westbrook a vestire la maglia gialloviola nell’estate del 2021.
Quello scambio, che all’epoca sembrava poter formare un nuovo tridente d’attacco (LeBron, Westbrook, Anthony Davis) in grado di dominare la lega, si è rivelato uno dei più grandi fallimenti sportivi della storia recente dei Lakers. Nonostante le altissime aspettative, l’inserimento dell’ex playmaker degli Oklahoma City Thunder si dimostrò fin dall’inizio problematico e tecnicamente incompatibile, portando la squadra a mancare clamorosamente l’accesso ai playoff in quella tragica stagione. Da quel momento, le dinamiche interne alla franchigia sono cambiate drasticamente, inaugurando una fase di sfiducia reciproca tra la stella nativa di Akron e il front office all’epoca guidato da Rob Pelinka e Jeanie Buss.
Secondo i resoconti degli addetti ai lavori, la frustrazione di LeBron James nasce dalla percepita mancanza di direzione e di coraggio da parte della dirigenza immediatamente dopo il fallimento del progetto tecnico legato a Westbrook. James avrebbe voluto che la società si muovesse in maniera molto più aggressiva per rimediare all’errore, investendo le scelte future al draft pur di costruire immediatamente un roster pronto a lottare per il titolo. D’altra parte, all’interno degli uffici dirigenziali dei Lakers, molti hanno puntato il dito proprio contro James e la sua agenzia, la Klutch Sports, accusandoli di aver esercitato una pressione insostenibile per spingere la società a chiudere la trattativa per Westbrook, ignorando le perplessità del front office e mettendo a rischio il futuro finanziario della squadra.
Questo continuo rimpallo di responsabilità ha creato un ambiente lavorativo che diverse fonti hanno descritto all’epoca come decisamente tossico, lasciando scorie che resistono ancora oggi. Anche se i Lakers sono poi riusciti a scambiare Westbrook nel febbraio del 2023, ottenendo in cambio giocatori fondamentali che hanno permesso loro di risollevare la stagione e raggiungere a sorpresa le Finali di Conference lo stesso anno, il danno emotivo e relazionale era ormai irreversibile. La sensazione di fondo è che LeBron non si sia fidato più ciecamente della capacità della dirigenza di prendere le decisioni giuste al momento giusto, e che la proprietà sia stata al contempo sempre meno propensa ad assecondare i capricci e le richieste della sua stella senza tutelare prima la flessibilità a lungo termine della franchigia.
In definitiva, l’ombra di Russell Westbrook continua ad allungarsi sul presente e sul futuro dei Los Angeles Lakers. Quella singola mossa di mercato non ha solo compromesso il potenziale di diverse stagioni agonistiche, ma ha minato le fondamenta stesse del rapporto tra uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi e una delle organizzazioni più gloriose dello sport mondiale, lasciando un’eredità fatta di dubbi, recriminazioni e opportunità mancate che non accenna a svanire.
