“You guys know who I am, right?”, dice il Re LeBron James scostando dal tavolo della stampa il cartellino col suo nome. E’ tornato. O forse non se n’è mai andato, visto il rendimento che, in ogni caso, anche a L.A. non ha precedenti di media per un 41enne.
Esperienza al potere
Di sicuro è arrivato nella città dell’amore fraterno e, dato che comunque nemmeno lui alla sua età può più da solo far tremare i polsi, non è solo. Al suo fianco infatti in questo media day odierno si presentano gli “altri” quattro che insieme fanno paura. Tanta paura. Dimenticate il trust the process perché purtroppo, bisogna dirlo anche se è scomodo, non tutti i giovani riescono col buco. Accantonati quindi negli anni i Ben Simmons, i Markelle Fultz e i Nerlens Noel che tanto hanno illuso e altrettanto hanno deluso, ci affidiamo senza colpo ferire al suddetto signore di mezza età accompagnato dal trentenne Jaylen Brown, oltre che dalle conferme dell’ormai maturo Tyrese Maxey e dell’ultratrentenne Embiid. Radio mercato aveva parlato perfino di Westbrook, ma alla fine le voci si sono dimostrate infondate e il buon Russell, almeno per il momento, rimane a godersi il suo buen retiro (mente chi dice che non sarebbe stato interessante). Per la “quota baby” rimane Edgecombe, che comunque negli sprazzi di playoff giocati oltre che nella stagione regolare da titolare appena passata ha già mostrato una maturità fuori dal comune.
Affidabilità nel lungo periodo: il punto interrogativo
Nel rispondere alle domande dei giornalisti di Philly LeBron James parla spesso di “essere la miglior versione di sé stessi” e onestamente sembra sia proprio questo il punto. Infatti sulla questione che i Sixers ci abbiano guadagnato nel rimpiazzare in quintetto Quentin Grimes e un opaco Paul George con lui e Brown sembrano esserci pochi dubbi. Ma se il discorso si sposta sulla integrità sul lungo periodo del Prescelto e di un Embiid con una primavera in più, le cui ginocchia presentano spesso il conto, il discorso cambia. “Non l’ho reclutato io” dice Gioele col suo solito sorriso sulle labbra, e davvero dura diventa fare un pronostico mettendo sulla bilancia entrambe le tare.
Un mercato comunque impossibile da condannare
Per fortuna non è il nostro mestiere. Padre tempo dirà, mentre a noi a fine Settembre basta dire ovvietà come che l’operazione sia certamente sulla carta più che migliorativa per la franchigia della Pennsylvania, in ottica anche di togliere palla e minuti dalle mani di gente che almeno personalmente mi ha sempre convinto il giusto come Kelly Oubre Junior. Toccherà anche vedere la gestione di possessi e soprattutto personalità varie di Nick Nurse, alla corte d’appello di un giudizio che non può continuare a vederlo campare di rendita per quanto fatto 7 anni or sono a Toronto.
Le parole di Jaylen
Nella sua conferenza stampa l’altro grande frutto delle trade di Philadelphia Jaylen Brown pone l’accento soprattutto sulle sue qualità difensive, dato che è certo che LeBron James e Joel Embiid, oltre che Tyrese Maxey per motivi diversi, possano aiutare poco il team sulla continuità dei recuperi nei cambi possesso, e con grande saggezza pronuncia più volte la parola “sacrificio” con orgoglio, dimostrando fin da subito grande disponibilità per lo meno a parole. Non ci sono dubbi sull’intelligenza cestistica dell’ex guardia dei Celtics, e se davvero riuscirà a unire la sua capacità di macinare punti con i dovuti stops nell’altra metà campo saranno davvero dolori per tutti i competitor a est e a ovest. L’intervista di Brown si chiude con una perla. Alla tendenziosa domanda del giornalista del The Athletic su chi sia fra loro il “maschio alfa” del gruppo, ora che di galli nel pollaio ce ne sono parecchi, Jaylen risponde come meglio non potrebbe: “next question, please”. Le premesse, anche dal punto di vista della giusta mentalità, bisogna dire ci sono tutte.








