Intanto, anticipando…
Gli occhi nostri forse non vedono più bene. Ma trattengono immagini. E restituiscono insofferenza. Siamo rimasti con lo sguardo alla difesa di Milano, della settimana scorsa contro il Bayern. E la rabbia nel sentire gli “accademici” sminuire…
Si, ma il Bayern non è atterrato a Linate… Si, ma hai visto quei palloni che i tedeschi hanno buttato in tribuna?
Eh già…
Partiamo pure da fatto che ogni bravo “accademico” le proprie lezioni dovrebbe fondarle sul rapporto di causa-effetto…
E forse potrà anche darsi il caso che a noi, oltre alla vista, incominci a far difetto anche la memoria, ma una difesa come quella di giovedì scorso (non compiutamente ripetuta ieri sera) non ce la ricordiamo proprio. Intendiamo una difesa di squadra, nella quale ad ogni movimento di palla avversario corrispondeva un movimento di tutti i difensori milanesi con l’occupazione preventivo di spazi utili al giro di palla avverso.
Causa-effetto?
Provate a pensare in questo altro modo: i bavaresi non buttavano la palla in tribuna, ci erano costretti, poiché nelle loro intenzioni la buttavano dove avrebbe dovuto trovarsi, secondo schema, un loro compagno, che non c’era, perché mandato fuori tempo e fuori spazio da chi difendeva attento e duro soprattutto contro gli avversari senza palla.
Dettagli.
Eh si. Quando si tenta di scalare una vetta, man mano che si sale si trovano sempre meno persone e sempre meno ossigeno. Arrivati a ridosso della cima, si presume che quelli che troverai abbiano la tua stessa resistenza e forza fisica. E allora cosa dovrebbe contare? Se non i dettagli.
Oppure, sempre i nostri austeri accademici, pensano che l’allenatore di Milano non si sia accorto che nel rientro dell’Olympiacos, nel parziale di 2-12, in campo è stato tenuto Vlado Micov, in recupero dal lungo periodo di assenza e ancora palesemente, e naturalmente, in ritardo di condizione di base? Ebbene. L’allenatore che noi conosciamo dagli esordi è così: disposto anche a rischiare qualcosa pur di avere tutta la squadra pronta il più in fretta possibile. Anche perché le fondamenta gettate sono quelle di una mentalità che impone di vincere a qualsiasi costo e in qualsiasi condizione.
Ci piacerebbe riportare nome e cognome, che abbiamo salvato, dell’accademico profeta che meno di un mesetto fa, in occasione della doppia sconfitta casalinga (con Vitoria e Cska) a cavallo tra Natale e Capodanno, postava faccine sghignazzanti, assiomaticamente sentenziando: “Milano è sempre uguale. Anche quest’anno per Milano in Eurolega il solito fallimento!“. Ma non siamo vendicativi e disprezziamo qualsivoglia accanimento.
Ricordiamo semplicemente quando, aprile 2019, dunque prima dell’avvento di Messina, Milano era un ossimoro: il miglior attacco con 2601 punti segnati, davanti anche al Cska e al tempo stesso la peggior difesa, con 2600 punti subiti, dietro anche al Budocnost e a Gran Canaria. Semplificando: era il tempo di Mike James, era il tempo dell’estetica e non dell’etica.
Potrebbe anche accadere che oggi, o domani, si esageri con l’etica. Ma rimarrebbe una discutibile opinione.
Di certo non sapremmo dire come andrà a finire. Vecchi errori sono sempre in agguato. Di sicuro chi sostiene che la vecchia Olimpia non sia cambiata è in malafede.
Certo un poco di umiltà…
Da parte di quelli che riempiono fogli e bocca di buoni principi, tipo quello : prima di giudicare qualcuno prova a camminare mettendoti nelle sue scarpe… Buoni a dirlo, a non a praticare il principio. Che quelle di Ettore Messina (guardiamo il curriculum?), non diciamo di comprarle, ma nemmeno di guardarle in vetrina potrebbero permettersi.
Vivaddio… Ma se Capitan Cinciarini gioca due minuti e fa tre cose importanti… Qualcuno lo avrà pur convinto ad accettare il ruolo, qualcuno gli avrà pur restituito l’orgoglio di un’appartenenza…
Dettagli…




