Di tutto il resto, cosa possiamo saperne noi che facciamo capolino solo di mercoledì, compressi nel tempo tra quello che è già successo e quello che sta per succedere. Ad esempio questa sera. Per vedere come si svilupperà la vicenda milanese nella trasferta di Sassari, o ancor più interessante vedere se la Virtus Bologna saprà cogliere nella bella contro Kazan la ghiotta occasione della finale di EuroCup (contro il Principato di Monaco) e con essa l’accesso alla prossima Eurolega. Sotto le due torri si giocano l’obiettivo stagionale primario. A patto che sappiano cancellare dalla memoria emotiva l’occasione sprecata in gara2 nella steppa, dilapidando anche la prestazione da 33 punti di Marco Belinelli e soprattutto quell’ultimo improvvido fallo commesso a pochi secondi dalla fine.
Tornando all’ultima Milano. Quella vista a Brindisi.
Troppe incertezze, troppe rinunce su tiri “passati”, troppi ritardi su rimbalzi lunghi e palle vaganti. Cartina di tornasole di un calo di condizione, inopportuno a questo punto della stagione? Oppure tabula rasa di memoria agonistica, in vista di riempirla diversamente? In questo maledetto sport, adrenalinico all’eccesso, dove non hai (quasi) mai vinto o perso fino alla fine, dove le motivazioni contano ben oltre quel che si vede, è di questo che si dovrebbe tenere anche conto. E le motivazioni vanno così suddivise: il 30% te le da l’allenatore, il restante 70% sono inconsce e dipendono dalla realtà specifica e contingente.
In questo momento, dopo aver conquistato dopo sette anni i playoff europei, Messina e tutta Milano venderebbero l’anima al diavolo per accedere alla Final Four di Colonia. Hanno in mente soltanto il Bayern Monaco di fratel Trinchieri, l’ultimo ostacolo (arduo, peraltro) che si frappone al raggiungimento del quadrilatero europeo, la conquista della Fortezza di Eurolega. Alibi? O realtà?
Si può discutere, di tutto.
Ad esempio, anche di un eventuale burn-out psicologico, spersonalizzazione tanto frequente nelle professioni ad elevato contenuto di responsabilità e relazioni, come può essere appunto una squadra che ha aspettative ed obiettivi molto elevati.
In poverissime parole, potrebbe essere che l’etica calvinista del duro lavoro e della ferrea disciplina che per tanto tempo ha relegato in ruoli marginali (rispetto al minutaggio) ma altrettanto ben definiti, alcuni giocatori italiani, li fa trovare in ritardo rispetto alle esigenze attuali di supplenza e ristoro per i giocatori base? A Brindisi, senza Hines, Datome, Roll, Micov, soltanto Rodriguez ha timbrato il cartellino di presenza. Nessun altro.
A maggior chiarimento, affinché nessuno come (mal)costume di questo tempo faccia due più due uguale a cinque, aggiungiamo che il calvinistico rigore attribuito ad Ettore Messina finora a portato al conseguimento di tutti gli obiettivi stagionali (Super Coppa, Coppa Italia, playoff di Eurolega. Fino ad oggi. “Domani è un altro giorno, si vedrà”. Sperando che non si disperda tutto, via col vento…





