HomeLega BasketLegabasket-Eurolega, Brindisi: la casa felice del basket (di W. Pedrazzi)

Legabasket-Eurolega, Brindisi: la casa felice del basket (di W. Pedrazzi)

Il mondo è grigio, il mondo è blù,
la mia tristezza resti tu…
e adesso non sorrido più…

Caro il mio basket.
Lontane reminiscenze canore. Era il 1968 quando Nicola di Bari la cantava e più recentemente Franco Battiato la riprendeva, in Cuccurucucù, paloma…
Cuccurucucù, Milano non c’è più!
Sembra essere questo il tema della settimana.
Logorio del basket moderno a doppia velocità, per i guerrieri longobardi, calo fisico mentre le altre crescono? Milano… dopo. Perché se parli della (varia ed eventuale) crisi di Milano, alla terza sconfitta consecutiva in campionato, intrinsecamente si sminuiscono i meriti di Brindisi. Mentre il film del giorno è: il sorpasso!
Happy Casa Brindisi, dunque.
Mai nome fu più azzeccato, per la casa felice di Frank Vitucci, dei suoi assistenti a cominciare da Alberto Morea, e dei suoi inquilini-giocatori.

Brindisi gioca bene. Anche di più. È un basket moderno, che sintetizza i nuovi canoni. Con le radici antiche: lucidità di analisi e l’efficacia della sintesi. Come prerequisito. Che significa mettere sul campo i giocatori in grado di fare al meglio solo quello che sanno fare meglio (vedi Gaspardo, Visconti  o Zanelli). L’uovo di Colombo? Forse. Ma sapessero tutti farlo stare in piedi. Antica e solida è la cultura sportiva, moderno il metodo. Almeno quello che ci vediamo noi. Che della squadra individuiamo il perno in Derek Willis. Ala tiratrice, rimbalzista, assist-man? Un potenziale uomo da “tripla doppia”, che i 10 punti e 10 rimbalzi li sfodera facili e ai 10 assist va spesso vicino. Il perno dicevamo: nel solco della moderna evoluzione del gioco che ha visto spostare il baricentro nella terra di mezzo, tra play e pivot, e ha avuto, da noi, in Andrea Trinchieri il suo profeta, prima a Cantù con Maarty Leunen e successivamente al Bamberg con Nicolò Melli. Ci piace, assai, veder giostrare Derek Willis al vertice delle “triangolazioni” che vanno a colpire il lato debole delle difese avversarie.
Derek, che da bambino, quando noi agli indiani ci giocavamo nel bosco dietro casa, lui da indiano, nativo americano, ci viveva e ci cresceva alla Wind River Indian Reservation del Wyoming, passando poi alla severissima educazione tecnica di John Calipari alla Università del Kentucky dei Wildcats, attraversando la Germania del primo professionismo (Gottingen e Ulm) fino all’approdo brindisino. Lui con il tronco tutto istoriato, proprio come un totem, dal tatuaggio di un grande gufo con le ali spiegate, simbolo indiano della pacata saggezza. Derk Willis, un bel leader silenzioso. Ma efficace.

Brindisi prima in classifica. A sorpresa?
Se al termine di una buonissima stagione perdi Adrian Banks e John Brown e sembra che tutto sia crollato intorno all’asse portante della squadra, ma poi al passo successivo riesci a fare ancora meglio, allora le ragioni vanno ricercate in una unica direzione: la società. Dal presidente Fernando Marino, al ds Simone Giofrè, a coach Frank Vitucci. Gente con una visione. La riprova: Joshua Bostic. Il suo fulmineo inserimento al massimo del rendimento conferma che l’ambiente, nella casa felice, era pronto ed accogliente.
Adesso la Happy Casa è in testa, a pari punti con Milano e la Virtus, formalmente, perché l’Armani è già dietro in virtù dello 0-2 stagionale, con Brindisi che ha una partita da recuperare (contro Sassari), addirittura due rispetto a Bologna.
Ora non sappiamo come andrà a finire, di certo il primo posto di Brindisi nella stagione regolare sarebbe meritatissimo.