Ci resta ancora, finalmente, una piccolissima oasi di sollievo.
Tralasciando Milano che, almeno fino a questo momento, ha centrato tutti gli obiettivi stagionali e, francamente, non è mai scontato quando sei la volpe d’argento, o il cinghiale bianco, a cui tutti danno la caccia, domenica dopo domenica, e tu devi correre e saltare anche le logoranti insidie delle trincee nelle pianure europee; e subito dopo elevato il peana di guerra e di gloria a Brindisi, che nell’ultima giornata, bastandole una settimana di sollievo, ha fatto chiaramente capire che le tre sconfitte consecutive portano il marchio esclusivo del Covid, ed il suo secondo posto assomiglia assai ad un primato virtuale, dando tutto questo per scontato, il nostro premio speciale stagionale lo riserviamo, convintamente, alla Dolomiti Energia Trentino.
E alla sua “sacra trimurti” che ne custodisce e amministra la religione: il presidente Luigi Longhi, il general manager Salvatore Trainotti, l’allenatore Lele Molin.
Una vera e propria religione laica, fatta di unità di intenti, di determinazione, di quella fede nel lavoro che permette di non agitarsi e non farsi attanagliare dall’ansia nelle difficoltà, e cercare sempre con volontà e razionalità l’uscita dal buio alla luce. Capaci di risalire dal fondo della classifica con sette vittorie nelle ultime nove partite. Un esempio per tutte le società del basket italiano.
Studiatelo. A fondo. Il modello trentino. Almeno tutte le società che non hanno alle spalle l’ultimo principe rinascimentale, Giorgio Armani.
Per il sesto anno consecutivo l’Aquila ha raggiunto i playoff scudetto.
Le toccherà Milano. La corazzata. All’ultima giornata Trento ha battuto, nettamente e indiscutibilmente la Virtus Bologna. Portare navi da guerra pesanti tra le montagne potrebbe essere pericoloso. Attenzione all’umiltà e ambizione che sono il Dna del club di Piazzetta Lunelli.
La sfida tra l’Armani e la Dolomiti è ormai diventato un classico dei playoff italiani, visto che le due squadre si sono scontrate 4 volte nelle ultime 6 edizioni. .
Nel 2016 l’Olimpia si impose 3-0, ma l’anno dopo la Dolomiti compì una delle sue più grandi imprese sportive eliminando Milano in semifinale (4-1). La rivalità che nel frattempo si era andata creando toccò l’apice nella sfida di finale scudetto del 2018: un confronto asprissimo lungo sei battaglie (4-2 per Milano). Una finale che con ogni probabilità fu decisa da una stoppata di Andrew Goudelook all’ultimo secondi di gara 5. Una delle più belle e drammatiche partite che rimarranno nella storia della pallacanestro italiana. A 16 secondi dalla fine Trento era avanti al Forum 89-90, Jerrells sbaglia la conclusione ma subisce fallo, segna i due tiri liberi, Milano avanti 91-90. Ancora 6 secondi, incredibile, Sutton solo in contropiede, non schiaccia ma pensa sia più sicuro appoggiare il pallone della vittoria, e un furibondo Goudelook (già 21 punti) in rimonta glielo inchioda. Una frazione di secondo più svelto, Sutton, e probabilmente sarebbe stata un’altra storia. E in quella serie di finale Trento aveva presentato a Milano un certo Shavon Shields!!!
Più recentemente, esattamente il 7 marzo scorso, al Palazzo di Trento, la Dolomiti che era reduce da otto sconfitte consecutive colse proprio contro Milano (61-60) il successo che decretava l’avvio della prepotente risalita. Fino ai Playoff. Che adesso vedranno Messina contro Molin, Ettore contro Lele, il Cavalier e il suo fido Scudiero di tanti anni, di tantissime battaglie.
Belle storie. All’orizzonte…





