Una serata da dimenticare sotto ogni punto di vista per i Los Angeles Lakers. Nella netta sconfitta per 139-96 contro gli Oklahoma City Thunder, Luka Doncic è uscito anzitempo per una ricaduta al bicipite femorale sinistro già travagliato in stagione. Venerdì è in programma una risonanza magnetica che chiarirà l’entità del danno — e con essa il futuro immediato dei Lakers, della corsa all’MVP e forse persino della postseason della stella slovena.
La dinamica dell’infortunio: una serata segnata fin dal primo tempo
I primi segnali si sono manifestati nel finale di primo tempo, quando Doncic ha accusato un fastidio al femorale sinistro. La situazione è poi precipitata a metà terzo quarto: mentre palleggiava la gamba sinistra ha ceduto di schianto, costringendo Doncic a piegarsi in due dal dolore e ad accasciarsi sul fondo campo con le mani sul viso mentre i Lakers chiamavano timeout.
Circondato dai compagni preoccupati, la stella di Los Angeles ha lasciato il campo camminando autonomamente, seppur con evidente difficoltà, a 7 minuti e 39 secondi dalla fine del terzo quarto, con i Lakers sotto 90-58. L’immagine di Doncic che scuoteva la testa e tirava il colletto della maglia riassumeva perfettamente la frustrazione di una serata già compromessa sul piano personale: 12 punti con 3/10 al tiro (1/7 da tre), 4 rimbalzi, 7 assist e 6 palle perse, con Los Angeles che ha subito un parziale di -25 nei 26 minuti in cui era in campo.
Non è la prima volta che il femorale sinistro lo tradisce: a febbraio Doncic aveva già saltato quattro partite per lo stesso problema, tornando con cautela nell’All-Star Game prima di recuperare pienamente.
Le implicazioni sull’MVP: il confronto con SGA si chiude nel peggiore dei modi
La partita di Oklahoma City era attesa come uno degli ultimi grandi esami della stagione regolare per i votanti dell’MVP, ancora divisi tra Doncic e il campione in carica Shai Gilgeous-Alexander. Il verdetto del campo non avrebbe potuto essere più netto: SGA ha dominato con 28 punti, 7 rimbalzi, 7 assist e una persa in tre quarti di gioco, mentre Doncic usciva anzitempo tra le preoccupazioni generali.
Ma il problema va oltre la semplice prestazione. Con 64 partite disputate in stagione e cinque ancora da giocare, Doncic si trova esattamente sulla soglia del requisito minimo di 65 presenze per essere eleggibile ai premi individuali di fine anno. Un’assenza prolungata a causa di questo infortunio potrebbe quindi escluderlo dalla corsa all’MVP non solo per ragioni competitive, ma per un semplice — e crudele — dato numerico. Il mese di marzo da sogno, concluso con una media di 37.5 punti, 8.0 rimbalzi, 7.4 assist e 2.3 palle rubate con i Lakers a 15-2, rischia di trasformarsi in un rimpianto enorme.
Lakers ai playoff: il no-show contro OKC mette in discussione le ambizioni
Al di là della corsa individuale, la prestazione collettiva dei Lakers nella notte di Oklahoma City ha sollevato interrogativi profondi sulle reali ambizioni playoff della franchigia californiana. Perdere di 43 punti contro i campioni in carica — padroni di casa che hanno dominato dall’inizio alla fine — è un segnale difficile da ignorare a poche settimane dall’inizio della postseason.
Con cinque partite ancora da disputare e il quadro delle qualificazioni ancora in definizione, la condizione fisica di Doncic diventa la variabile centrale attorno a cui ruota l’intero progetto Lakers. Il risultato della risonanza di venerdì non è solo una questione medica: è il dato che determinerà se Los Angeles si presenterà ai playoff da contender credibile o da squadra monca della sua stella.
Il momento peggiore, al momento peggiore. L’infortunio di Luka Doncic in una partita già compromessa contro i Thunder condensa in un’unica serata tutti i rischi che i Lakers si portano dietro da mesi: la fragilità fisica del loro fulcro, la dipendenza assoluta dalla sua presenza e la distanza ancora evidente dai vertici della Western Conference. La risonanza di venerdì dirà quanto è grave il danno al bicipite femorale sinistro — e con essa si chiarirà anche il destino di una stagione che, fino a 48 ore fa, sembrava finalmente sulla strada giusta.
