Per Marcelo Nicola questa è un’estate diversa dalle altre. Per la seconda volta nella sua esperienza a Treviso, il coach ha la possibilità di costruire la stagione fin dal primo giorno, con un roster già definito a metà luglio e — novità non da poco — due anni di contratto davanti a sé invece di uno. Una stabilità che, nel basket italiano, non è mai scontata.
Il lavoro di mercato lo ha condotto il general manager Pasquini, e il risultato più significativo è stato trattenere il nucleo della squadra che aveva conquistato la salvezza. Su sette elementi, cinque sono stati confermati, inclusi Manfredotti e Vettori. Nicola non nasconde quanto questo conti in un’intervista a Il Gazzettino:
«Siamo riusciti a mantenere parte dell’ultimo gruppo e credo che questo sicuramente aiuti l’identità e dia continuità al progetto. Ma è anche un fattore importante per proseguire nella nostra crescita e conservare lo spirito della squadra che aveva terminato il torneo, cosa per me assolutamente fondamentale».
Sulle trattative per i rinnovi, il coach è chiaro: la volontà dei giocatori di restare ha fatto la differenza quanto quella della società di tenerli. «Del resto non si dice che per fare un matrimonio bisogna essere in due?», chiosa con una battuta.
Carter, l’ultima pedina: perché proprio lui
L’ultimo tassello aggiunto è stato Chico Carter Jr, scelto con un profilo preciso in testa. Treviso cercava un esterno capace di produrre punti ma anche di gestire il pallone, un cosiddetto combo guard che potesse affiancare Cappelletti e Russell nelle responsabilità di regia. La pallacanestro moderna, spiega Nicola, non permette di affidarsi solo a due portatori di palla:
«Volevamo un combo, cioè un esterno che avesse punti nelle mani ma anche in grado, in qualche momento, di fare il portatore di palla. La pallacanestro moderna impone che oltre a Cappelletti e Russell ce ne sia almeno un altro capace di trattare la palla, altrimenti diventa complicato. Macura è un tiratore e non può farlo, Miaschi nemmeno, Alibei lo scopriremo, Chico invece le caratteristiche le ha».
Il mercato, come sempre, non è stato privo di intoppi. Nicola lo ammette senza drammi: trattative sfumate, giocatori che sembravano in chiusura e poi sono spariti, qualche «palo» preso lungo la strada. Niente di eccezionale, fa parte del gioco.
Un campionato diverso, con più incognite
La Serie A della prossima stagione presenta un volto parzialmente nuovo: quattro squadre cambiate rispetto all’ultimo torneo, con l’ingresso delle due società romane — Maxima e SPQR — e delle neopromosse Scafati e Verona. Una geografia del campionato che si modifica, con trasferte nella Capitale al posto dei viaggi in Sicilia e Sardegna. Ma non è solo una questione di chilometri.
Nicola vede un livello generale in crescita: Varese e Napoli hanno alzato il budget, le neopromosse portano risorse economiche importanti, e le due romane non sono certo arrivate in Serie A per fare da comparse. Il messaggio che il coach manda alla sua squadra è diretto:
«Noi dovremo essere pronti fin da subito, o il più presto possibile, per lottare contro tutti: soprattutto bisognerà pensare a noi stessi per esprimere il meglio che possiamo ed alzare l’asticella dei nostri limiti».
Sugli obiettivi, Nicola resta fedele alla sua filosofia: niente proclami, niente traguardi dichiarati in anticipo. Il Palaverde deve restare un fortino, la squadra deve crescere partita dopo partita, e se questo basterà per essere competitivi lo dirà il campo. Altrimenti, dice lui stesso, «saremo in difficoltà». Una lucidità che, in un ambiente spesso portato agli annunci, non è una qualità banale.
