Una stagione da incorniciare, quella vissuta da Marco Legovich alla guida dello Dziki Varsavia. L’ex tecnico biancorosso ha chiuso l’annata sportiva con uno storico e memorabile bronzo nel campionato polacco e la conquista del titolo nella prestigiosa ENBL. Si tratta di risultati straordinari che valgono anche l’accesso matematico ai preliminari di Basketball Champions League o, nella peggiore delle ipotesi, alla FIBA Europe Cup:
“Molto positivo perché ritroviamo un terzo posto in campionato e la qualificazione ai preliminari di BCL o, nella peggiore delle ipotesi, in FIBA Europe Cup, va oltre i piani originari. C’è stata una crescita esponenziale del club a livello strutturale, si è creato un gruppo fantastico e il rapporto con i tifosi è diventato speciale. Un anno da ricordare”.
Un bilancio complessivo che parla da solo. Ma ciò che colpisce, forse ancor più dei verdetti sul parquet, è la fiducia totale dimostrata dalla dirigenza dello Dziki ben prima dei playoff: già a dicembre 2025, infatti, il club ha trasformato il contratto originale — che prevedeva un’opzione di uscita a favore della società — in un solido accordo biennale. Un inequivocabile segnale di stima.
Ambizioni e concretezza: la filosofia vincente dello Dziki Varsavia di Legovich
Con due anni di contratto davanti a sé, Legovich guarda al futuro con grandissimo entusiasmo ma tenendo sempre i piedi ben piantati a terra. Il budget societario è stato opportunamente aumentato, ma il tecnico triestino è il primo a mettere in guardia l’ambiente dalle aspettative eccessive in un mercato che definisce da sempre complesso:
“L’obiettivo fondamentale rimane quello di continuare a crescere e confermarci in zona playoff, ma la priorità è solidificare la base societaria e tecnica. Non sarà affatto facile, perché il prossimo anno affronteremo una coppa europea di alto livello e le aspettative attorno a noi aumenteranno. Personalmente il mio obiettivo è fare in modo che i titoli di quest’anno non vengano ricordati come un caso isolato. Lo Dziki deve stabilizzarsi e diventare una realtà che lotta stabilmente per i vertici”. Una visione lucida e strategica, che si sposa perfettamente con la filosofia d’azione del club polacco: “Sì, il club ha grandi ambizioni, ma la filosofia resta quella di non fare il passo più lungo della gamba”.
Il basket europeo che cambia e l’eterno legame con Trieste
Legovich non si sottrae affatto al tema più caldo e discusso del momento all’interno del basket continentale: lo scambio frequente dei titoli sportivi in Italia, un fenomeno strutturale che il tecnico giudica preoccupante:
“Trend preoccupante, che rischia di ledere l’immagine e la credibilità del nostro movimento. Al tempo stesso, una tendenza con cui dovremo fare i conti anche in futuro. Siamo di fronte a un vero e proprio terremoto, uno scenario a cui nessuno era davvero preparato. L’ingresso e l’influenza di dinamiche globali come quelle di NBA Europe stanno stravolgendo il sistema tradizionale. È un cambiamento epocale che ci impone di farci trovare pronti nei prossimi anni: la salute interna delle società sta cambiando e dobbiamo accettare il fatto che il basket, oggi, non è solo sport, ma è a tutti gli effetti un business”.
Sul fronte della sua Pallacanestro Trieste, il legame affettivo rimane profondo nonostante la distanza geografica. Pur ammettendo francamente di non conoscere a fondo le dinamiche interne della situazione societaria attuale, Legovich non nasconde il proprio viscerale affetto per la città e per la sua storica pallacanestro: augurandosi, semplicemente, che le cose possano evolversi per il meglio.





