Ora é ufficiale: Mario Fioretti sarà il nuovo allenatore del Derthona Tortona nella prossima stagione. Si tratterà della sua prima esperienza da head coach, dopo anni spesi come assistant coach sulla panchina dell’Olimpia Milano. All’inizio di un’avventura così importante per la sua carriera, Mario Fioretti ha rilasciato un’intervista al canale YouTube ufficiale dei piemontesi. Ecco, riportate di seguito, alcune delle sue prime dichiarazioni da head coach.
Sulla sua prima esperienza da head coach:
È una bella emozione, perché ho fatto una vita in un altro ruolo e ora ho maturato la convinzione di voler fare questa esperienza. Farla qui è veramente un sogno che si avvera. Cosa mi aspetto? sScuramente che sia una cosa bella e duratura, quindi che io possa riprovare lo stesso attaccamento che ho provato all’Olimpia ma con una responsabilità ancora maggiore. Spero quindi in un coinvolgimento ancora maggiore, per qualcosa che duri nel tempo.
Sul pensiero di fare l’allenatore:
Negli anni c’è stata la parte positiva di trovarsi bene dove stavo e dall’altra parte però la continua voglia di fare qualcosa in più. Quindi ho iniziato pensando di fare il capo allenatore. Poi mi sono trovato a stare così bene in una società di quel livello… Ma l’idea di avere la mia indipendenza in quello che facevo l’ho sempre avuta, onestamente.
Cosa lo ha convinto definitivamente:
E’ scattato che c’è Tortona. Ci sono il dottor Gavio, Marco Picchi, Giammaria Vacirca e questo da mettere sul piatto mi ha fatto pensare che fosse la cosa giusta da fare. Le persone vengono prima di qualsiasi altra cosa ed è sempre stato così anche da noi. E poi pensare alla struttura. Mi ricordo quando sono venuto qua per vedere un allenamento, perché avevamo Kamagate in collaborazione, e nell’entrare ho proprio pensato: “Che bello sarebbe venire qua ad allenare”. Il ruolo dell’allenatore è allenare e quindi avere una struttura di quel tipo, per uno che ama questa professione, ti viene proprio in mente che bello sarebbe allenare qua.
Su ciò che richiederà ai suoi assistenti:
Devono essere partecipi e devono sentirsi in prima linea come mi sono sempre sentito io. Devi avere dei momenti in cui devi pensare come se fossi il capo allenatore. Senza eccedere e nel rispetto dei ruoli, ma devi approcciarti in quel modo perché sai che il tuo lavoro poi incide sul lavoro del capo allenatore. Devo dire la verità, ho sempre cercato di pensare in allenamento e in partita come se fossi io là in prima linea. Ovviamente poi rimanendo nell’ombra quando dovevo stare nell’ombra.





