Matteo Accorsi, 19 anni, è il gioiello del settore giovanile della Virtus Bologna: aggregato stabilmente alla prima squadra, trascinatore della juniores e protagonista alla Next Gen Cup di Torino il mese scorso. Il Corriere di Bologna lo ha intervistato in occasione dell’anteprima del docufilm su Marco Belinelli, The Basketball Dream, al quale Accorsi ha assistito insieme al resto della squadra.
Il paragone con Belinelli viene naturale, e il ragazzo non lo rifugge. Come Marco, anche Accorsi viene da un piccolo paese di provincia — San Giovanni in Persiceto e Casalecchio di Reno — e guarda all’ex capitano come a un modello concreto, non solo simbolico:
«Mi è piaciuto molto, una storia da cui trarre ispirazione. Il fatto che anche Marco veniva da un piccolo paese di provincia come me, lui da San Giovanni in Persiceto e io da Casalecchio, ed è sempre riuscito ad arrivare al livello più alto al mondo. Questa cosa mi ha colpito e spero di poter fare un percorso simile. Nessuno credeva in lui e ha vinto un titolo NBA: per me è una grande ispirazione.»
Matteo Accorsi: Belinelli come riferimento tecnico
Tecnicamente, ciò che Matteo Accorsi ammira di più di Belinelli è l’uscita dai blocchi e la capacità di tirare senza palla, un aspetto che ha studiato a lungo e che cerca di trasferire nel proprio gioco.
«Il tiro è la sua arma letale, ma la cosa che ho guardato di più è il suo gioco senza palla. Le sue uscite dai blocchi sono un trattato di pallacanestro. Ho iniziato a inserirle nel mio gioco perché è un aspetto che molti trascurano ma è molto importante.»
Nella partita con Cremona, Matteo Accorsi ha messo a segno il primo tiro da tre punti in Serie A. «Quando tiro non ho paura», dice, spiegando che pensa sempre al tiro successivo, indipendentemente da quello che è appena uscito. La fiducia nei propri mezzi è anche frutto dei consigli ricevuti dallo staff tecnico.
Tra i compagni che lo hanno aiutato di più cita Edwards, descritto come un giocatore capace di segnare in tanti modi diversi, utile in allenamento per capire come muoversi nelle varie situazioni di gioco. Apprezza molto anche Ivanovic come allenatore: esigente, presente in palestra, capace di non fare distinzioni tra giovani e giocatori esperti.
Maturità scolastica più temibile del palcoscenico
Fuori dal campo, Matteo Accorsi è un ragazzo di 19 anni con un esame di maturità all’orizzonte, all’Istituto Marconi. Giocare davanti a 10 mila persone non lo spaventa, ma i libri di scuola sì.
«All’inizio giocare con 10 mila persone un minimo di effetto lo fa, ma temo di più la Maturità.»
Sul futuro, qualche offerta dai college americani è arrivata, ma Accorsi è chiaro: «Non mi sento ancora pronto per quella pallacanestro». L’idea è restare, migliorare in questa stagione e poi valutare.
I tatuaggi sulle braccia raccontano le date di nascita della mamma, del papà e della sorella, della nonna e di un amico scomparso. Niente basket, solo affetti.





