Matteo Cotelli, coach della Germani Brescia, ha raccontato al “Corriere della Sera – Brescia”, nelle domande di Luca Bertelli, filosofia quotidiana e ambizioni, puntando dritto alle prime quattro posizioni come “obiettivo realistico”. Un traguardo che arriva dopo un percorso di crescita costante, con Brescia capace di confermare l’elite dopo la finale scudetto.
Matteo Cotelli racconta la sua giornata tipo, scandita dal basket e da un ritmo implacabile che riflette l’impegno totale del coach per tenere Brescia al vertice:
“Alle 8.30 arrivo in ufficio al PalaLeonessa, dalle 9 facciamo la riunione e la parte video, poi dalle 11 ci alleniamo. Pranzo a casa, lavoro ancora al video nel pomeriggio e poi, quando mio figlio va a dormire, guardo cosa mi hanno preparato gli assistenti. Fino a mezzanotte circa. Niente crisi di rigetto? Per ora no. Riesco ancora a godermi le partite di Eurolega, se ci sono cose interessanti me le segno. Poi, se gioca la Juve, metto il basket in standby”.
L’allenatore stila anche un bilancio finora del suo primo anno da head coach, caratterizzato anche da un gruppo solido, capace di trasformare la continuità in un’arma vincente:
“Sento grande naturalezza, pensavo fosse più ripido il gradino e invece il passaggio da vice è avvenuto in modo naturale. Non mi hanno schiacciato le pressioni. Certo, ho dovuto prendere l’abitudine a stare in panchina durante le partite, mentre la gestione degli allenamenti è più simile a prima. Sono poi rimasto sorpreso dal gruppo. Un po’ di preoccupazione in estate c’era, rischiavamo l’effetto pancia piena. Mi chiedevo: ‘Meglio di una finale scudetto cosa potrò fare?’. Invece grande merito va alla squadra e a Mauro Ferrari, che ha confermato tutto il gruppo: ci aiuta la conoscenza reciproca tecnica, ma soprattutto quella umana. Questo ci ha dato lo sprint, poi c’è il carattere: domenica si sono rifiutati di perdere con Udine”.
Matteo Cotelli si sofferma anche sulle sfide con Milano e Bologna, parlandone con un rispetto che aggiunge ancora più sapore al confronto. A rendere il tutto ulteriormente interessante è il confronto a distanza con il suo ex collega, Peppe Poeta:
“Milano e Bologna fanno quasi uno sport diverso per struttura. Poterle sfidare è stimolante, i ragazzi sono carichi nonostante un mese e mezzo complicato. Giocheremo a viso aperto, senza pressioni. Con Peppe c’è grande stima, ci sentiamo una volta a settimana anche da quando è capo allenatore a Milano. Nei 40 minuti non si guarda in faccia nessuno, ma il feeling resta”.
Infine, l’head coach della Germani parla anche degli obiettivi stagionali:
“Il secondo posto sarebbe un sogno, ma bisogna rimanere con i piedi per terra. Chiudere nelle prime quattro è l’obiettivo realistico. Venezia e Milano sono vicine”.
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