PARAMNESIA
Lo scetticismo che aleggiava in sede di Draft nel 2018 non è totalmente giustificabile, ma quantomeno comprensibile. Ovvio: per un attento osservatore europeo, le prestazioni coi Blancos parlano da sé. All’inizio dell’estate 2018, Doncic ha alle spalle tre stagioni e mezzo tra i professionisti al più alto livello che l’Europa è in grado di mostrare. Eurolega e ACB sono, per distacco, la seconda e la terza competizione più competitiva e performante al mondo. L’NBA è un altro pianeta, penserete tutti. Come darvi torto, pensiamo noi. Questione di punti di vista. Ecco perché, alle nostre latitudini, la trade down di Atlanta ha sorpreso enormemente. Sacrificare la tua terza scelta in cambio della quinta e di una futura prima scelta dei Dallas Mavericks è opzione valutata in maniera ambivalente nell’universo cestistico. Legittima per la galassia USA, azzardata per il firmamento EU. Logica conseguenza della metafora del lampione: non sei in grado di apprezzarne a pieno la sua carica luminosa qualora non ti poni all’esterno del cono di luce, ma se sei all’interno tutto ciò che non è illuminato risulta ancora più buio e oscuro.

Bianco. Europeo. Biondino. Fisico già formato ma tutt’altro che atletico. Quasi goffo nelle movenze. Aria da bambino al primo giorno di scuola in un quartiere dove si è appena trasferito e non ha ancora fatto conoscenza. Difesa quanto meno intermittente, ai limiti dello svagato e dello svogliato. Che dite, a Dallas avevano già fatto tesoro di qualche esperienza simile? La stagione che regala a Luka Doncic il premio di Matricola dell’Anno è elevata dalla condivisione dello spogliatoio con Dirk Nowitzki, all’ultimo ballo di gala. Il passaggio di testimone è troppo lampante per non generare una narrativa facile, quasi banale. Troppi punti in comune. Ma di Doncic non se ne sono mai visti. Se Dirk è stato pescato dalla seconda serie tedesca, Luka ha dato ripetute dimostrazioni di maturità ai gradini più alti della scala europea. Se Nowitzki aveva creato dal nulla la sua signature move grazie agli allenamenti poco ortodossi di Holger Geschwinder, Doncic ha beneficiato della genetica, della sempre rinomata scuola slava e degli impressionanti cazziatoni di coach Laso. Due talenti sopraffini dal retroterra opposto nelle mani di un sapientissimo allenatore come Rick Carlisle.
