Nonostante un movimento cestistico che negli ultimi anni fatica a crescere, l’Italia da sempre è produttrice di allenatori e figure manageriali importanti nel mondo del basket. Una di queste è Max Menetti, ex allenatore di Reggio Emilia e dell’Hapoel Eilat e oggi assistente allenatore di Andrea Trinchieri allo Zalgiris Kaunas. Max Menetti ha rilasciato un’intervista durante la trasmissione Alley Oop, che vi invitiamo a seguire sul canale YouTube di Revolution Media cliccando su questo link.
Menetti, tra i tanti temi affrontati in puntata, ha parlato di come ha ricevuto la chiamata di Trinchieri per lo Zalgiris in un periodo molto difficile. Di seguito, il video dell’intervista completa e le dichiarazioni in merito.
La possibilità è nata purtroppo da quello che è successo in Israele. Ero a Eilat, con una squadra con delle buonissime ambizioni di poter arrivare tra le prime quattro. Poi purtroppo il 7 ottobre con la guerra è saltato tutto per aria. Era una squadra che, col fatto che era stata un po’ costruita anche tardi, era naturalmente basata sui sei stranieri e i sei stranieri non sono rientrati. Da lì in poi era stato un calvario, perché in quel periodo i giocatori non volevano neanche venire in Israele. Molti dei nostri giocatori locali approcciavano per la prima volta da protagonisti la prima serie israeliana. In più la guerra continuava ed era ancora una frase abbastanza cruenta. A Eilat qualche missile girava.
Per una casualità, Andrea mi stava raccontando che sarebbe andato allo Zalgiris. Io ho detto che il fatto che un coach italiano avesse fatto parte dello Zalgiris mi sembrava una grande idea. Poi gli ho detto, così: “Se hai bisogno fammi sapere”. Lui mi ha detto: “Ma stai scherzando” e io gli ho spiegato che la situazione era veramente molto negativa. Come dicevo era una squadra costruita sugli stranieri e con la guerra non sono rientrati. Prima siamo scappati tutti, poi dopo 40 giorni siamo rientrati solo io e il direttore sportivo per vedere cosa si poteva fare. Ma la grande verità è che degli stranieri era rientrato solo uno di sei e il gruppo israeliano era stato costruito con un certo criterio. Sacar Anim, la guardia che aveva giocato brevemente con me a Reggio Emilia, era il mio centro per farvi capire in quel periodo.
Poi tutto è nato da uno scherzo, mi sono lasciato sfuggire la battuta con Andrea e lui mi ha detto: “Dammi 24 ore”. Quindi poi dopo mi sono trovato catapultato qui, ho fatto due settimane con loro perché avevano bisogno di trovare un altro allenatore e poi sono arrivato qui a Kaunas.





