Si può essere il più grande giocatore della storia del basket europeo senza aver mai alzato al cielo il trofeo dell’Eurolega? È questa la domanda da un milione di dollari che aleggia intorno alla figura di Mike James. Ai microfoni di EURO INSIDERS, il miglior marcatore all-time della competizione ha affrontato il tema della sua “legacy” con una franchezza disarmante, rivelando anche i retroscena dei suoi incontri con i mostri sacri del passato come Navaro, Diamantidis e Spanoulis.
James non ha paura di sembrare presuntuoso, ma ammette quanto sia complesso il confronto con chi ha la bacheca piena di trofei:
“La mia opinione è che io lo sia già [il GOAT], ma potrebbe essere il mio pregiudizio. I miei colleghi, persone come Diamantidis, Navarro o Spanoulis, mi tengono in grande considerazione. Ogni volta che sono intorno a loro, però, scherzano un po’ con me e dicono: ‘Non ne hai ancora vinta una’. È divertente. Ma anche se mi sento il GOAT, non vado in giro a dirlo in faccia a loro, porto rispetto a tutti quelli che sono nel mio stesso regno. Quello del GOAT è un dibattito basato sulle opinioni. La mia eredità è quella che è, non cambierà se vinco o se non vinco. Se tra 15 anni mi chiederete se rimpiango di non aver vinto un titolo di Eurolega, la risposta sarà no”.
La grandezza di James risiede proprio in questo distacco quasi filosofico: la consapevolezza che il riconoscimento dei pari valga più di un pezzo di metallo dorato. Sentirsi il migliore mentre le leggende ti “prendono in giro” per la mancanza di un trofeo è la condanna e, al tempo stesso, la forza di un giocatore che ha riscritto le regole del ruolo di guardia in Europa. Di certo un titolo lo renderebbe “incontestato” e “incontestabile”.
