Trema la terra in quel di Fuorigrotta e non si tratta del bradisismo. A far saltare i sismografi è il terremoto che sta scuotendo il Napoli Basket, lì dove continua la resa dei conti dopo un avvio di stagione che sarebbe eufemistico definire tragico.
0 vittorie in 10 partite sono una zavorra pesantissima per il campionato, ma più di quelle, a pesare sono stati gli errori commessi dal giorno dopo la Coppa Italia vinta in quel di Torino.
Non è un segreto che, dopo quell’insperato successo, la piazza partenopea si aspettasse un salto di qualità che la portasse a lottare per entrare nei playoff, come da stessi programmi societari esternati dall’AD Alessandro Dalla Salda.
Non lo è nemmeno che i soci sperassero, dopo il trionfo, di poter monetizzare l’impresa compiuta attirando sponsor munifici che sostenessero queste ambizioni.
Così non è stato, tanto che, a posteriori, appare quantomeno frettolosa la scelta di congedare GeVi, title sponsor fino allo scorso anno, prima di avere in mano un successore.
Sempre a posteriori, il mercato fatto ha costruito un pacchetto stranieri fallimentare, come testimoniano le tante partenze a stagione in corso (e quelle prossime ad accadere) e la necessità di un extra budget con il quale firmare Ben Bentil ed Erick Green.
È saltato, con colpevole ritardo, Igor Milicic, incapace di creare con il nuovo roster il feeling che aveva spinto in alto la squadra dello scorso anno; alla fine è saltato anche il Responsabile dell’Area Tecnica Pedro Llompart.
Chiariamoci, la fallimentare prima parte di stagione non rende incapaci coloro che erano stati artefici anche dello storico successo dello scorso febbraio, tuttavia il dirigente spagnolo non è esente da responsabilità.
Con un budget invariato rispetto alla scorsa stagione, la scelta fatta è stata quella di allungare sensibilmente le rotazioni, fattore che ha portato, inevitabilmente, a diluire molto di più il talento e cercare scommesse da vincere.
Scommesse perse nella loro totalità perchè anche Kevin Pangos, la stella di questa Napoli, ha mostrato solo pennellate del proprio talento, intervallate da un lungo stop per infortunio.
Quando le cose si sono messe male, già dopo la disfatta di Sassari, Llompart era chiamato a prendere una direzione netta: o esonerare Igor Milicic o ratificarlo davanti ai media senza titubanze per responsabilizzare i giocatori.
La risposta è stata una via di mezzo:
“Non ci sono problemi con il coach” aveva dichiarato a mezzo stampa, una dichiarazione che ha avuto vita breve, viste le urla provenienti dall’ufficio dell’area tecnica al termine del match successivo, parole grosse in inglese e croato sentite distintamente in sala stampa, prima che lo stesso tecnico, in conferenza, smentisse un comunicato ufficiale affermando che Jordan Hall non era stato escluso per motivazioni tecniche ma perchè “non meritava di stare con noi, e non per talento“.
L’errore più grave, però, è arrivato durante la pausa per le nazionali. Una Napoli bisognosa di rinforzi, visto anche l’infortunio di Erick Green, si è riaffacciata al campionato indebolita dalla partenza di Dario Dreznjak, senza che il lungo croato, ora a Cremona, fosse stato sostituito. La squadra, agli ordini di Giorgio Valli che è stata una scelta che Llompart ha subito, si è presentata sul parquet della capolista Trento e al cospetto di Reggio Emilia con appena quattro stranieri, di cui uno in lista di sbarco come Charles Manning, finito in prestito all’Avtodor Saratov giovedì.
Che si respirasse una certa insofferenza nei riguardi del giovane dirigente iberico era cosa che traspariva già da qualche settimana, la decisione ufficializzata nella giornata di lunedì maturava già da tempo.
Ciò non deve, però, far dimenticare quanto di buono fatto in precedenza, anche se la memoria del tifoso tende ad essere poco propensa ad andare oltre il breve termine.
L’arrivo di Malik Newman, ieri in città per le visite mediche ed il primo allenamento, è il primo atto di una nuova era in casa Napoli, serve concentrarsi per provare a sfruttare tutte le possibilità d’invertire un trend horror.
A Llompart, che all’ombra del Vesuvio ha cominciato la sua nuova carriera da dirigente, resterà una lezione utile per le sue prossime esperienze, di lui, tra qualche tempo, si tornerà con tutta probabilità a ricordare i successi.
