Finalmente ci siamo. Dopo messi da quella sudata vittoria sui Paesi Bassi al Mediolanum Forum torna in campo la nostra Nazionale. Due gare molto importanti quelle che si prospettano per gli azzurri contro l’Islanda. Da non sbagliare assolutamente, per non complicare il proprio cammino verso il Mondiale 2023. Un obiettivo obbligatorio per l’Italia, soprattutto dopo aver giocato un’Olimpiade decisamente positiva. L’attenzione del mondo cestistico azzurro è tutta sui ragazzi di coach Meo Sacchetti, a partire dalle alte cariche dirigenziali del nostro movimento. Dal raduno a Bologna che anticipa la partenza verso Hafnarfjordur è tornato infatti a parlare il presidente della FIP, Gianni Petrucci. Parole riportate da Sportando, prese direttamente da giornali del calibro del Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport.
Mi sono stancato di vedere che la nostra sia l’unica Nazionale italiana senza i migliori giocatori in campo. Solo i miti vestono l’azzurro. Solo i campioni giocano le Olimpiadi.
Vorrei giocarmi queste partite con la squadra migliore, ma il basket è l’unico sport dove i giocatori saltano la Nazionale: da molto tempo la Fiba tratta con l’Eurolega, spero in una soluzione a breve.
Non è la prima volta che Petrucci si esprime su questo argomento, e il dibattito che vi si costruisce intorno è uno dei più longevi della nostra pallacanestro. L’incomunicabilità tra i calendari di Eurolega (per non parlare di NBA) e quelli delle Nazionali. Un tema affrontato più volte anche da un’altra figura importante come Ettore Messina. Questa volta però il presidente della FIP ha spinto la polemica ancora più in là, estendendola ad un confronto con tutti gli altri sport presenti sul nostro territorio. Intendiamoci, la lamentela in sé per sé non sarebbe neanche così sbagliata. Ma si può riflettere su alcune sfumature di queste parole che le rendono sbagliate, soprattutto in un momento come questo.
Come detto precedentemente è innegabile che serva più comunicazione tra la FIBA e l’Eurolega. Soprattutto sui calendari, che troppo spesso si sovrappongono e impediscono ai migliori giocatori d’Europa di andare a giocare con le rispettive nazionali. Parliamo soprattutto delle finestre di qualificazione, di cui alcune partite sono spesso sottovalutate ma risultano tappe fondamentali verso un torneo come Mondiali o Olimpiadi. Questo punto delle parole di Petrucci è sicuramente corretto. Servirebbe un dialogo costruttivo tra le parti per far sì che ogni giocatore abbia la possibilità di giocare per la propria nazionale. La domanda però sorge spontanea: a due giorni da partite importanti come quelle che seguiranno, questa lamentela era così necessaria? Forse sarebbe stato meglio vertere il proprio discorso su un incitamento ai giocatori.
È innegabile che gli italiani migliori siano assenti perché impegnati in Eurolega. Ma neanche un anno fa la nostra stessa nazionale ci ha dimostrato che anche senza i “nomi importanti” si possano raggiungere sogni e obiettivi insperati. Lo storico cammino nelle qualificazioni all’Olimpiade è quindi già stato dimenticato? Per non parlare del fatto che, a dover mettere tutte le carte in tavola, non solo la nostra nazionale si trova in questa situazione. Anche gli altri Paesi saranno infatti privati, per lo stesso motivo, dei loro talenti migliori. Le parole di Petrucci viste sotto questa luce suonano come una lamentela scevra di energia e giustificazioni. Quasi un vittimismo pre-partita, che in questo momento risulta però abbastanza inopportuno. Come inopportuno è il paragone con le nazionali italiane degli altri sport, gestiti in maniera completamente diversa rispetto al nostro amato basket.
Forse allora sarebbe stato meglio cercare l’effetto opposto, ovvero quello di galvanizzare il gruppo presente. Gruppo che ha già dimostrato le proprie qualità e potenzialità, e che Meo Sacchetti da anni sta cercando di ringiovanire e cambiare. Perché sì, solo i miti vestono l’azzurro. Solo i campioni giocano le Olimpiadi. Ma, come diceva un tempo qualcuno, le ruote del mondo vengono fatte girare da coloro che sembrano sconosciuti e deboli. Un’allegoria forse esagerata per il nostro contesto, ma che fa capire quanto siano importanti non solo i migliori.





